Abraham Conyedo, atleta di lotta libera che l’Italia chiamò

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Abraham Conyedo è nato a Santa Clara nel 1993 ma nel 2019 ha assunto la cittadinanza italiana per meriti sportivi. A ragion di causa. Bronzo a Tokyo di lotta libera nella categoria dei 97, oggi ha cambiato e fa parte dei 125 chili. Un gigante buono che però attacca alle gambe

Abraham Conyedo “Non lascerei mai l’Italia”

Abraham de Jesùs Conyedo Ruano è un atleta di lotta libera, cubano di nascita, italiano di adozione. Nel 2019 per meriti sportivi ottiene la cittadinanza italiana.
Meriti sportivi che arrivano dopo diversi incontri e molti risultati ottenuto sotto la bandiera tricolore. Cittadinanza che arriva al momento giusto: proprio per la qualificazione olimpica a Tokyo. “Ne avevo già persa una di qualificazione, menomale che ce l’ho fatta per Tokyo. Comunque fino a quel momento ho potuto fare alcune gare che si potevano fare avendo il permesso di soggiorno” racconta Abraham. Oggi ha raggiunto una nuova categoria, quella dei 125 chili. Quella dei 97 non era più adatta alla sua stazza. “Il mio peso naturale è intorno ai 105 chili, raggiungere i 97 cominciava a pesarmi. Ora devo mettere altri chili e arrivare almeno a 120 pe stare tranquillo in questa nuova categoria” aggiunge.

Anche la chiamata dall’Italia è arrivata al momento giusto. Le tempistiche d’altronde sono tutto nella vita. Era il 2018 e in un momento di crisi è arrivata l’opportunità. “Ero in un parco a Cuba e mi arriva questa telefonata. Ero fuori dalla Nazionale cubana per una lesione al ginocchio. Mi ero qualificato per Rio ma non ero potuto andare per questa ragione. Ero scoraggiato. Partire per l’Italia mi ha ridato fiducia” spiega il lottatore. Ambientarsi tuttavia richiede tempo. “All’inizio tra lingua, cibo, nostalgia della famiglia non è stato facile. Poi mi sono pienamente integrato. Oggi non lascerei mai l’Italia. Le persone mi hanno accolto benissimo” confida. “Come sarebbe andata se non fossi venuto in Italia? Ci penso spesso ma non trovo le risposte, forse sarei stato a fare l’allenatore a Cuba“.

Abraham Conyedo, 125 chili di velocità

L’allenatore è una figura centrale per Conyedo. Il suo ora è tornato a Cuba. “Mi segue da quado ho 15 anni. E’ stato tutto. Preparatore fisico, atletico, psicologo. Un’ora a settimana la dedicavamo al dialogo e al confronto. Un giorno mi disse che avrei vinto la medaglia olimpica se avessi fatto tutto quello che mi diceva. Quando ho vinto il bronzo a Tokyo si è ricordato di quella cosa e mi ha dettoVisto, lo abbiamo fatto!Dopo 11 anni entrambi ci siamo ricordati di quella sua previsione. Abbiamo vinto insieme“. Ma l’allenatore non è l’unico a giocare un ruolo così importante. Anche lo sparring partner è fondamentale. “Attraverso loro comprendi te stesso. Se il riscaldamento non va bene neanche l’incontro lo farà. Importante è entrarci in sintonia così da capire vicendevolmente come sta l’altro. Prima dell’olimpiade il mio compagno era Aron Caneva. Dopo la vittoria della medaglia, ha pianto“.

Lui ha pianto, mentre dopo il successo Abraham ha corso di felicità. “Ero stanchissimo eppure mi sono messo a correre come un pazzo. Quell’energia in quel momento solo l’allegria avrebbe potuto darmela. Una cosa inspiegabile. Alle Olimpiadi non ci si prepara per 4 anni, ma tutta la vita“. Tuttavia confida Conyedo che la sua medaglia più emozionante oltre quella olimpica è stata nel 2020. Era ad Ostia, la sua casa italiana. “Essendo in casa, vincere qui dove vivo e mi alleno ha avuto un sapore diverso“. Nella chiacchierata infine tra un ricordo d’infanzia e una reminiscenza olimpica Abraham ci racconta anche qual è la peculiarità da cui deriva il suo potenziale. “Sono corpulento ma anche veloce. Per questo motivo la mia tecnica preferita è l’attacco alle gambe“. conclude Conyedo, il gigante buono che l’Italia chiamo. Per fortuna.

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