La fame di Vito Dell’Aquila: “Non mi basta vincere una volta”

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La cosa più difficile è confermarsi, ma questo non vale se ti chiami Vito Dell’Aquila, campione Olimpico e fresco campione del mondo di Taekwondo.

Vito Dell’Aquila in gara a Tokyo 2020. Ph. Credit: Roberto Zazzara

‘Chi si accontenta gode..così così’ cantava Ligubue e Vito dell’Aquila di certo non vuole farlo. Lo ammette lui stesso quando gli si chiede dove si trovino le motivazioni con una bacheca già bella ricca di medaglie nonostante i suoi 22 anni. “Gli stimoli li trovo facilmente dato che amo quello che faccio e sogno di diventare uno dei più grandi campioni a livello mondiale di questo sport, quindi vincere una volta non basta, ci vuole costanza di rendimento e di risultati”.

L’azzurro si è laureato fresco campione del mondo nella classe di peso -58kg: “Medaglia a parte, mi porto dal Messico un’esperienza bellissima a livello umano. Mi sono goduto tutto e mi sono anche divertito”.

Dal recente passato ha raccolto la medaglia d’oro a Tokyo 2020 (la prima del metallo più pregiato della spedizione azzurra) e il titolo di campione europeo del 2019.

Eppure, non è ossessionato dalle vittorie. Preferisce continuità nei risultati soprattutto in vista del 2023.

Per il prossimo anno mi auguro una costanza di risultati, accetto anche di vincere meno medaglie d’oro pesanti ma di fare medaglia in ogni (o anche quasi) competizione a cui prendo parte“. Grazie ai suoi primati sta portando linfa vitale a uno sport poco conosciuto ma su cui proprio con le vittorie si stanno creando dei buoni presupposti a livello di visibilità.

Servono i risultati, senza di quelli non c’è il resto. Poi sicuramente la Fita sta già facendo bene da questo punto di vista, non è facile ma servirebbe una promozione di questo sport già a scuola”.

Vito Dell’Aquila in allenamento – Ph. Credit: Roberto Zazzara

Il futuro, la famiglia e gli insegnamenti del Taekwondo

L’azzurro è una delle eccellenze sportive della Puglia, terra che porta sempre nel cuore. Nato a Mesagne, il 22enne è, infatti, molto legato alla sua regione e alla sua famiglia.

Grazie al papà ha anche iniziato ad appassionarsi al Taekwondo: “Papà ama le arti marziali. Il più grande insegnamento che mi ha dato questo sport è che chi merita va avanti, chi si impegna ottiene e che non ci sono scorciatoie per il successo”. E sul rapporto con la sua terra spiega: “Un legame troppo stretto tanto che è dura ogni volta lasciarla e che ho il cuore colmo di gioia quando devo ritornarci“. Peccato che gli impegni lo tengano spesso lontano, come succede in questi giorni, dato che sarà impegnato in Arabia Saudita con il Taekwondo Grand Prix.

Lontano da allenamenti e competizioni c’è spazio per altro con le idee più o meno chiare.“Mi piacerebbe essere un giornalista sportivo, magari commentatore degli incontri per la World Taekwondo e poi chissà…”.

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