L’Arabia ha presentato la Esports World Cup

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Per il momento non è la World Cup del calcio, come auspicano gli stessi sauditi, ma è “solamente” quella degli esports che l’Arabia Saudita ha annunciato porterà nel 2024 a Riyadh. A dichiararlo è stato il principe, nonché primo ministro, Mohammed bin Salman bin Abdulaziz con l’obiettivo ormai dichiarato pubblicamente di diventare il primo hub mondiale dell’esports e del gaming.

Il principe saudita Mohammed bin Salman bin Abdulaziz con Gianni Infantino, presidente della FIFA

Gli esports d’Arabia

L’annuncio del principe saudita si inserisce in un percorso ben definito che l’Arabia ha iniziato nell’era del post-covid, avvicinandosi sempre più all’esports. Il settore videoludico, sia competitivo che generale, viene considerato dalla famiglia reale che detiene il potere nel paese come una delle risorse del futuro. Un futuro già scritto in un piano finanziario ben strutturato che comporta numerosi investimenti per trasformare il regno in un vero e proprio centro di eccellenza globale. Come raccontato anche su L’Ultimo Uomo, entro il 2030 l’Arabia Saudita ha in programma di diversificare la propria economia affrancandosi almeno in parte dal giogo del petrolio.

L’Arabia ha costituito una propria società, la Savvy Games Group, a cui ha affidato un budget di 142 miliardi di riyal, circa 38 miliardi €. Di questi 142, 50 saranno utilizzati per acquisire e sviluppare publisher di videogiochi, mentre gli altri 70 per ottenere quote di minoranza in diverse aziende globali legate al gaming. Già oggi la SGG possiede quote di proprietà in Activision Blizzard, Electronic Arts e Nintendo. A fine gennaio 2022, invece, aveva acquisito sia ESL che Faceit, rispettivamente il più grande tournament organizer al mondo e una delle piattaforme torneistiche online più utilizzate a livello globale, per una cifra di circa 1,5 miliardi di dollari totali.

L’italiano Riccardo “Reynor” Romiti, vincitore del Riyadh Masters di Starcraft II

Arabia: dal Gamers8 alla World Cup

Negli ultimi due anni inoltre l’attenzione dell’Arabia Saudita si è spostata anche sulla competizione. Nel 2022 si è tenuta la prima edizione del Gamers8, una sorta di expo mondiale dedicata al mondo del gaming, all’interno della quale si è dato spazio anche a numerosi tornei esports. Se nel primo anno il montepremi totale per i vari titoli era stato di “appena” 15 milioni $, nel 2023 il prizepool è salito fino a 45.000.000 $, diventando rapidamente uno dei principali tornei al mondo. Starcraft, Rainbow Six Siege, Dota 2, Tekken e molti altri sono stati i titoli protagonisti, incluso anche il mondiale di Fifa 23 a cui ha partecipato anche la nostra nazionale azzurra

Secondo quanto annunciato dal principe bin Salman, la Esports World Cup avrà il compito di sostituire il Gamers8, includendo i principali titoli esports a livello globale. Come riportato da The Esports Insider, l’erede alla corona saudita ha affermato che l’obiettivo con la Esports World Cup è accelerare il piano di crescita della National Gaming and Esports Strategy. Annunciata nel 2022, aiuterà il raggiungimento degli obiettivi della Vision 2030 con la quale l’Arabia vuole diversificare la propria economia, puntando ad accrescere anche il settore turistico e creando nuovi lavori. In tal senso la Esports World Cup sarà una serie di attività ed eventi diversificati in estate, stagione tradizionalmente avara di turisti a causa delle alte temperature.

Obrun e Danipitbull, due dei giocatori della Enazionale italiana targata FIGC

Le critiche all’Arabia

Nelle scorse settimane altre due notizie avevano legato l’Arabia agli esports. L’International Esports Federation ha annunciato che il principe saudita Faisal avrebbe assunto il ruolo di presidente, prendendo il posto dell’uscente Vlad Marinescu. Inoltre la prossima edizione dei World Esports Championship dell’IESF si terrà proprio in Arabia nel 2024, verosimilmente all’interno della manifestazione della Esports World Cup. Per la corona saudita si tratta di un vero e proprio all-in nell’esports che per molti suona in realtà come una sorta di “esports washing”.

Pratica che stiamo già vedendo nel calcio, con l’arrivo di numerosi campioni e con il sogno di organizzare il campionato del mondo di calcio negli anni ‘30, consiste nel ripulire la propria immagine “distraendo” l’opinione pubblica con investimenti miliardari. L’Arabia Saudita agli occhi della società globale, in particolare quella occidentale, è considerata un paese autoritario dove sono calpestati i diritti delle donne e delle minoranze. L’omosessualità, ad esempio, rimane ancora illegale e non vengono riconosciuti i diritti, nemmeno minimi, della comunità LGBTQAI+. Un tema con cui l’esports dovrà prima o poi fare i conti.

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