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Adderall: il ritorno del doping nell’esports

Secondo un pro player di Apex Legends l'Adderall dall’effetto dopante sarebbe comune nella scena competitiva del battle royale.

30mg tablets of Shire Plc's Adderall XR. Photographer: JB Reed/Bloomberg

Il fenomeno del doping negli esports non è comune. Rispetto allo sport tradizionale, in cui è utilizzato per potenziare le prestazioni fisiche, nel gaming competitivo aumentare la massa o la forza muscolare, l’apporto di ossigeno ai tessuti oppure ridurre la percezione del dolore o di variare il peso corporeo ha poca utilità. Quando si tratta di videogiochi è meglio (non) usare altro: ad esempio l’Adderall.

I TSM vincitori dell’ALGS Split 1

Che cos’è l’Adderall?

Comunemente conosciuto in modo semplicistico come Adderall, ma presente anche come Adderall Xr e Mydayis, è una combinazione di farmaci che trovano impiego per specifici trattamenti medici. In particolare si rivolgono a chi soffre di deficit di attenzione o di iperattività, persino per la narcolessia. Senza specificare il contenuto chimico esatto, si tratta di uno stimolatore cognitivo che aiuta il mantenimento della concentrazione agendo sul sistema nervoso.

Se si soffre di ADHD è un farmaco che può senza dubbio aiutare. In condizioni normali invece l’Adderall può essere utilizzato per potenziare ciò che proprio negli esports è fondamentale: attenzione, focus e riflessi. A un costo, anzi due: il primo è la dipendenza, soprattutto se assunto in dosi massicce; il secondo è un’elevata manifestazione di insonnia. Tutti fattori che dipingono, e hanno dipinto in passato, tale sostanza come di fatto “doping” nel mondo esports.

ImperialHal, stella dei TSM di Apex Legends

Il ritorno

Il gaming competitivo è sembrato esente per anni dalla parola doping. Forse più semplicemente perché non se ne parlava abbastanza: non tanto del doping quanto della scena videoludica in sé. Nei primi anni dieci del duemila, invece, più l’esports cresceva più cresceva la consapevolezza di voler competere in un ambiente non solo etico ma anche sano per tutti. In particolare in un settore ad alto tasso giovanile.

Per diversi anni la scena più colpita è stata quella di Counter-Strike: oggi la scena è decisamente più pulita e di Adderall, almeno ad alti livelli, non si parla più. Su Apex Legends invece la polemica sembra essere nuovamente esplosa dopo la denuncia di Philip “ImperialHal” Dosen, giocatore dei TSM freschi vincitori dei playoff dello Split 1. Le finali dell’evento si sono disputate e Londra in lan con pubblico dal vivo con i TSM che si sono portati a casa i 250.000 $ del primo posto.

I 40 team che hanno partecipato allo Split 1 delle Apex Legends Global Series

Anti-doping per l’Adderall

I TSM sono diventati così il primo team a vincere più di un milione di dollari su Apex Legends, rendendo Hal il giocatore che più ha vinto in termini di montepremi. All’indomani della vittoria il giocatore ha deciso di rilasciare una dichiarazione riguardante proprio l’Adderall, affermando che alcuni giocatori visti durante la lan non sarebbero assolutamente stati a livello se non avessero assunto Adderall.

Nonostante Hal non abbia voluto fornire alcun nome, appare chiaro che la sostanza medicinale, secondo il giocatore, sia regolarmente assunta da alcuni player per incrementare le proprie prestazioni: “Ci sono davvero tanti giocatori che ne fanno uso”, ha affermato. Non si tratta ovviamente solo di avere delle partite eque tra chi ne fa uso e chi no ma di tutelare la salute dei giocatori. Nel 2018 la Esports Integrity Commission aveva richiamato i tournament organizer all’attenzione per effettuare dei test anti-doping e attuare delle politiche più stringenti in tal senso. Un appello finora, a quanto pare, caduto nel vuoto.

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