L’esercito USA recluta con l’esport?

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Affermare che il gaming stia diventando un fenomeno popolare significa rendersi conto che il settore inizia ad abbracciare trasversalmente più interesse in termini di età, di professioni, di genere, di provenienza geografica. Essere “di massa” o “per la massa” significa superare le proprie mura domestiche, in questo caso i semplici appassionati di videogiochi. Rappresentando quindi un contenuto di intrattenimento se non per tutti sicuramente per molti, come riconosciuto dallo stesso Parlamento Europeo qualche settimana fa. Persino l’esercito americano se ne è reso conto: l’US Army ha più volte cercato di sfruttare la potenza del videogioco, e degli esports, come medium per arrivare a un platea più ampia e più giovane.

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I primi dettagli sul piano dell’US Army

Miliardi di investimenti per l’esercito

Nell’estate 2021 le forze armate di Washington hanno stretto un accordo con il Team Dignitas come official military service partner. Un anno prima, a febbraio 2020, l’Air Force era invece diventata partner dei match della Pro League di Counter-Strike: GO. Obiettivo: attivazioni e contenuti dedicati durante lo streaming delle partite ufficiali, oltre a promuovere i timeout.

L’esercito statunitense avrebbe investito miliardi di dollari nella propria promozione. Tra questi anche su contenuti legati al gaming allo scopo di far conoscere le possibilità di arruolamento e quale sia la realtà militare. Bypassando così i classici canali e arrivando direttamente ai potenziali “nuovi soldati”. Passando anche dagli streamer più popolari su Call of Duty.

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La CoD League, la più importante competizione esports di Call of Duty

Quasi 4 milioni di sponsorizzazioni

Secondo quanto riportato da Vice, tali file rivelerebbero che l’esercito statunitense avrebbe pianificato sistematicamente la sponsorizzazione degli eventi di Call of Duty, poi saltata per le questioni legate alle accuse di molestie sessuali mosse contro Activision dai suoi stessi dipendenti. I documenti raccontano che l’obiettivo primario della sponsorizzazione sarebbero state le donne, gli afroamericani e gli ispanici. Oltre alle persone generalmente appartenenti alla fascia d’età tra i 18 e i 24 anni. 

In particolare sarebbe stata stanziata una cifra di 3,8 milioni di dollari, distribuita tramite sponsorizzazioni sulla WWE, su Twitch, sulla Call of Duty League. A beneficiare maggiormente di tale fondo sarebbe stato il portale d’informazione IGN che avrebbe ricevuto 600.000 $ da dedicare alla pubblicazione di news correlate. L’organizzazione esports degli Optic Chicago, poi diventata a fine 2021 Optic Texas, avrebbe ricevuto in totale 300.000 $ dall’1 dicembre 2021 al 30 novembre 2022.

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Il piano per Call of Duty

Come l’esercito arruola con Warzone

Non solo gli eventi competitivi, anche i singoli streamer sono stati inseriti come fruitori di questo fondo. Un esempio eclatante è quello di Stonemountain64: content creator videoludico di Warzone e Warzone 2 che conta 2,3 milioni di iscritti su Youtube, avrebbe ricevuto 150.000 $. Tra gli altri sono menzionati nei documenti anche streamer come Swagg e Alex Zedra, la cui posizione sembra però non definita: i fondi allocati per loro contengono un asterisco che secondo quanto riportato da Vice significherebbe che le parti sono ancora in trattativa.

Nonostante si parli di cifre a sei zeri, si tratta comunque di una goccia nell’oceano che compone il bilancio di una delle macchine “aziendali” più costose al mondo. Il budget allocato dagli Stati Uniti per la Difesa ammonta a 773 miliardi di dollari, una cifra monstre al cui interno trovano spazio anche le sponsorizzazioni nel gaming e nell’esports. Entrambi rappresentano una nuova strada per arruolare i soldati americani di domani.

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