È il pride month anche nel gaming: ma non per tutt*

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Giugno è ormai riconosciuto in tutto il mondo come il pride month, il mese dell’orgoglio della community LGBTQIA+, sposata in pieno dal mondo del gaming e dell’esports. Non tutte le persone sparse nel globo sembra però abbiano la possibilità di farlo, come sta accadendo in questi giorni su Overwatch.

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Una delle card disponibili durante l’evento di Overwatch

Cos’è il pride month

Da diversi anni giugno è stato identificato come il pride month, ovvero il mese durante il quale si celebra e si commemora l’orgoglio di far parte della community LGBTQIA+. Da lesbiche a gay, dai bisessuali ai transgender, passando per queer, intersessuali a asessuali che possono mostrarsi orgogliosi di sé stessi, come dovrebbe in realtà essere in ogni periodo dell’anno. Il mese del pride affonda le proprie radici alla fine degli anni ‘60 con le rivolte di Stonewall. Il 28 giugno 1969 iniziò una serie di proteste da parte del mondo gay dopo che la polizia irruppe in allo Stonewall Inn, un locale gay situato nella Lower Manhattan di New York City.

L’anno successivo si tennero le prime marce in diverse città degli Stati Uniti, portando a una maggiore consapevolezza e sensibilità verso l’esistenza della community. Nel 1999 il presidente Bill Clinton dichiarò giugno come il mese dell’anniversario delle rivolte di Stonewall per l’orgoglio della comunità gay e lesbica negli Stati Uniti. Il presidente Obama nel 2011 ampliò il riconoscimento ufficiale all’intera comunità LGBT. Intanto il pride month era già diventato un simbolo in tutto il mondo, coinvolgendo nelle celebrazioni l’intero globo.

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La presentazione del Pride Month su League of Legends

Il pride month nel gaming

Uno dei settori che più di tutti ha abbracciato il pride month è senza dubbio il gaming, esports incluso. Per definizione la community di videogiocatori è probabilmente una delle più recettive, anche per età, ai concetti di inclusione e diversità. Sulla carta infatti dietro uno schermo sono (siamo) tutti uguali, senza distinzioni di sesso, razza, religione, identità di genere o orientamento sessuale. Sono numerosi i publisher che mostrano il proprio sostegno con varie iniziative, anche all’interno degli stessi giochi.

Un esempio è Overwatch, titolo Blizzard che fin dalla sua nascita ha avuto numerosi elementi che permettessero ai videogiocatori e videogiocatrici di potersi immedesimare nei vari personaggi (eroi) presenti. Lo fa ancora quest’anno con un evento interamente dedicato. Nella mappa Midtown, ad esempio, il primo punto di conquista è pieno di coriandoli arcobaleno e sono presenti diverse bandiere del pride vicine a quelle degli Stati Uniti. L’evento è iniziato l’1 giugno e durerà per tutto il mese ma la questione è che non sarà disponibile per tutt*.

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Alcune icone disponibili su League of Legends durante il Pride Month

Il caso Overwatch

Stiamo parlando, chiaramente, di quei paesi in cui esistono delle leggi anti-LGBTQIA+. Anche nella nostra Europa: secondo diversi utenti infatti il “blocco” include stati dell’Europa centrale e dell’Est. Il punto però è che non rendere disponibili questi contenuti non è stato imposto dai paesi: il blocco è stato preventivamente inserito dalla stessa Blizzard. Secondo i giocatori tale decisione implica tacitamente da parte di Blizzard la volontà di non voler supportare le community LGBT di tali paesi. Oltre alla mappa Midtown, l’evento di celebrazione include poi 15 differenti icone e 24 name card dei giocatori che rappresentano diverse sessualità ed espressioni di genere. 

In teoria, quindi, un modo per includere tutt*: non in tutti i paesi però. Per il game director Aaron Keller, tuttavia, la questione è diversa e riguarda più il tutelare i propri giocatori che restringere l’accesso a tali contenuti. “Il nostro obiettivo primario è proteggere i nostri giocatori”, ha commentato rispondendo a Dexerto. “Ovunque si trovino in tutto il mondo. Il motivo è che potresti utilizzare un oggetto dell’evento in uno stato, poi viaggiare in un altro con leggi differenti e incappare in problematiche. Sarà vero o sarà una scusa: rimane il fatto che nonostante lo sbandierare il proprio sostegno alle varie community del pride, Blizzard, così come altri publisher, deve, o vuole, sottostare alle leggi dei vari paesi.

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Midtown durante il Pride Month
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