Vingegaard è dopato? Forse è solo il più forte

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Ad oggi, il ciclista migliore in circolazione. Per il secondo anno ha vinto il Tour de France, con un distacco siderale da Pogaçar. I tempi di ‘Vingo’ sono addirittura migliori a quelli dei ciclisti dopati. Allora siamo difronte ad un fuoriclasse immenso, o Vingegaard sa essere un dopato senza farsi scoprire?

Vingegaard esulta al Tour (fonte olympics.com)

Un Tour da incorniciare. Vingegaard concentrato di talento, evoluzione e avanguardia ciclistica

Elegante, leggero e tremendamente forte su quei pedali. Basterebbero queste tre parole per descrivere le attuali prestazioni sportive del nuovo crack del ciclismo mondiale, Jonas Vingegaard. Il classe ’96, pochi giorni fa, ha conquistato il suo secondo Tour de France consecutivo e stavolta lo ha fatto dimostrando una superiorità schiacciante sugli avversari. Non tanto nei confronti di campioni come i fratelli Yates, o lo spagnolo Rodriguez, ma soprattutto verso Pogaçar storico rivale e unico che alla vigilia della corsa in giallo sembrava in grado di poter ambire alla vittoria. In altre parole, non c’è stata mai partita. ‘Vingo’ ha portato in strada un ciclismo di un livello talmente alto da scombinare e ribaltare record che resistevano da decenni. Per intenderci, le sue prestazioni hanno superato i tempi fatti registrare dagli atleti dopati. Insomma, è stato migliore anche di chi barava. Emblematiche la scalata del Col de La Loz e la crono mostruosa messa a referto.

In una salita di quasi 15 minuti, ‘Vingo’ ha divorato gli avversari, sfiorando i 2000 metri di velocità ascensionale e facendo registrare un tempo mai visto. Prima di lui, solo atleti che facevano sistematico uso di doping, con ematocriti dai valori assurdi, erano in grado di mostrare prestazioni del genere. Lui ha fatto tutto questo con analisi, controlli sanitari ed ispezioni tecniche, totalmente in regola. Fa da eco anche la spaventosa crono dove ha demolito Pogaçar e Van Aert, dando ad entrambi quasi 3 minuti di distacco. Con una preparazione maniacale della bici, controlli fisico-sportivi curati al dettaglio, strategia pressocchè impeccabile, il danese ha fatto addirittura meglio del simulatore, raggiungendo una velocità che il computer non aveva nemmeno previsto. Avversari, addetti ai lavori ed appassionati, sulla cima del Combloux, hanno avuto il privilegio di assistere ad un salto avanguardistico nel futuro del ciclismo. Con queste vittorie dal peso enorme, Vingegaard ha mostrato come, miscelando insieme talento, evoluzione tecnologica e preparazione inedita di mente e corpo, si possano scrivere nuove pagine del ciclismo, in barba al doping.

Pogacar e Vingegaard (fonte sportmediaset)

Troppo più forte anche di chi barava. Vingegaard un dopato o il ciclismo ha raggiunto un livello nuovo?

Dopo prestazioni di questa caratura, puntuale come i mandarini a Natale, sono arrivare illazioni, accuse e pregiudizi fangosi. Con toni non troppo velati, in conferenza stampa i giornalisti hanno chiesto: “Possiamo parlare di doping dopo risultati del genere? È normale si pensi ad aiuti medico-sanitari considerando i tempi assurdi”. Vingegaard senza paura ha risposto in modo diretto: “Andiamo più veloci di quelli che erano dopati, è vero. Attrezzatura, alimentazione, allenamento tutto questo è cambiato e ci aiuta. Le prestazioni stanno migliorando per questo”. Il ragionamento del danese non fa una piega. Avere una bici più leggera di 2kg rispetto a dieci anni fa, con materiali super-aerodinamici e strategie studiate per ogni curva, fanno la differenza. Alimentarsi in modo più mirato, con prodotti adatti al recupero lampo e accorgimenti medici per superare lo sforzo titanico, sono una componente determinate per mettere a referto quelle prestazioni. Il tutto nel solco e nel rispetto della legalità, ma anche qui, ‘Vingo’ ha vinto. Durante l’intero Grand Boucle, è stato controllato e ricontrollato dai medici del Tour, subendo oltre 30 esami di vario tipo.

Bici smontata e passata al vaglio di radar e raggi X più volte. È uscito sempre pulito e in regola. Insomma, Vingegaard rispetta il regolamento. Ad avvalorare questa posizione, ci pensa anche Pogaçar con il suo contributo. Infatti, prestazioni e tempi del danese sono stati assurdi, ma Tadej non era da meno. Nonostante la sconfitta, la punta di diamante del team UAE ha retto quasi sempre i ritmi di Vingo, mantenendo una costanza da fuoriclasse in tutte le tappe più dure e ‘scoppiando’ solo nel finale. Pogaçar, quindi, viaggia su livelli simili al danese e se anche lui si fa paladino della correttezza, superando a pieni voti i controlli antidoping, per quale motivo si dovrebbe gridare ‘Vingegaard dopato’? Solo perché vince in una maniera mai vista prima? Come è successo in altri sport, anche nel ciclismo stiamo assistendo ad un cambio di coordinate. Preparazione, alimentazione e moderni atleti sono i portatori di un nuovo modo di competere e di raggiungere risultati. Più che accusare, godiamoci fuoriclasse come Vingegaard.

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