Tutti pazzi per il curling, con un doppio misto che vale oro!

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Due cuori e un oro olimpico. Questo è il regalo di Constantini e Mosaner che nel misto di curling a Pechino hanno battuto in finale la Norvegia.

Curling: questione di feeling

Pechino 2022 sta regalando grandi gioie agli italiani che si confermano anche nel 2022 grandi protagonisti dello sport. Dopo l’oro di Fontana arriva lo storico oro per il curling di Stefania Constantini e Amos Mosaner che hanno battuto in finale la coppia norvegese formata da Kristin Skaslien e Magnus Nedregotten. Finisce 8-5. 
Questa è la prima medaglia nella storia di questo sport, perciò la frenesia si era creata già prima dell’incontro, nell’attesa della finale.
Il doppio misto è una delle tre categorie, le altre due sono il maschile e il femminile. Ogni categoria ha 10 squadre formate da 2 o 4 persone. Nel turno preliminare tutte le squadre si incrociano in un round-robin, le migliori quattro vanno in semifinale e si giocano le medaglie.

Non è artistico come il pattinaggio, non è adrenalinico come lo sci, eppure il curling sta piacendo. Richiama delle caratteristiche molto rare, la complicità, la precisione. In un mondo che corre come gli sci, che ricerca il bello come nel pattinaggio, si perde troppo spesso di vista l’esattezza, la cura, l’armonia. Invece, soprattutto nel doppio misto, la complicità mentale e l’armonia tra i due è fondamentale. Questo piace del curling: lo spirito di coppia che, a piccoli passi, a gesti brevi, geometrici e controllati, porta all’obiettivo. Sembra un po’ un percorso di vita, un insegnamento sulla costanza e sull’importanza dei piccoli gesti per costruire grandi risultati. Il tutto però in 8 lanci e 73 minuti di gioco per ogni squadra.

Storia e regole di uno sport antico

Per questo paragonarlo alle bocce è svilente. Delle bocce richiama solo che a vincere è chi si avvicina di più all’obiettivo che è il punto di riferimento.
Ma poi a cambiare è tutto il resto. Compresa la fatica. Facile prendere una boccia, avere una buona mira e tirarla il più vicino possibile al boccino.
Diverso è prendere in mano una scopa, chiamata proprio broom, e spostare senza toccare la stone dal peso di 20 chili per piazzarla il più vicino possibile al bersaglio che è disegnato sul ghiaccio e si chiama house. L’azione di levigare il ghiaccio per dare la migliore traiettoria alla stone si chiama sweeping. Dunque si punta all’house si fa scivolare la stone (dotata anche di manico) dal punto di partenza, hack, lungo tutta la pista che misura 45 metri di lunghezza ed è larga 4.

Abbiamo due evidenze che ci raccontano la storia del curling. Sappiamo che venne inventato in scozia nel tardo Medioevo in quanto il primo riferimento scritto di una gara con delle pietre sul ghiaccio proviene dai registri dell’Abbazia di Paisley nel Renfrewshire, collocabile al febbraio del 1541. Al 1565 risalgono invece due dipinti che ritraggono contadini olandesi praticare questo sport. Un’altra prova dell’esistenza del curling in Scozia agli inizi del XVI secolo è una stone sulla quale è incisa la data del 1511, scoperta che avvenne quando in una città scozzese venne prosciugato uno stagno. Fu riconosciuto come sport olimpico nel 1998 quando venne inserito nei Giochi di Nagano, in Giappone. Oggi è molto diffuso in America del Nord e in Canada. Quest’ultima insieme alla Scozia sono tra le Nazionali più forti al mondo. Da oggi, dopo l’Italia.

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