Home CURIOSITÀ Sprint Race: c’è qualcosa da rivedere?

Sprint Race: c’è qualcosa da rivedere?

Introdotta in Superbike nel 2019 come Superpole Race, poi sperimentata in Formula 1 e da quest’anno in MotoGP, la gara breve (Sprint Race) è ormai una realtà dei week-end di gara dei principali campionati. Bisognerebbe cambiare qualcosa?

Dalla Superbike alla MotoGP, passando per la Formula 1

Un tempo ci si giocava tutto nella gara di domenica. Il motorsport era crudele anche per questo. Essere il migliore per tutto il week-end non serviva a nulla, se nel momento decisivo un episodio sfortunato ti impediva di arrivare al traguardo. Poi qualcosa è cambiato. La prima a sperimentare una gara breve è stata la Superbike. Una corsa di 10 giri, chiamata Superpole Race e da correre la domenica mattina, è stata introdotta nel 2019. Punteggio sostanzialmente dimezzato rispetto alle due gare lunghe (12 punti al vincitore anziché 25), avrebbe stabilito l’ordine di partenza di gara-2. All’inizio doveva essere una gara di qualifica. Di conseguenza, non avrebbe avuto nessuna influenza sulle statistiche ufficiali. Ma dopo due week-end, gli organizzatori del WSBK cambiano idea: la Superpole Race diventa una gara a tutti gli effetti.

Poi arriva il momento della Formula 1, che nel 2021 introduce la Sprint Qualifying, una gara di 100km. Si corre il sabato, solo in un numero ridotto di Gran Premi, e assegna 3 punti al vincitore. Inoltre, stabilisce la griglia di partenza per la gara di domenica. E’ una qualifica a tutti gli effetti. Chi la vince, viene considerato come poleman del week-end. Dal 2022 aumenta il numero di GP in cui viene disputata (da tre a sei) e il numero di punti assegnati dalla stessa (8 per il vincitore). Ma smette di assegnare la pole position del Gran Premio. Nel 2023 è il momento della MotoGP, che introduce la Sprint Race. Si corre il sabato, sulla distanza di circa la metà dei giri rispetto alla gara della domenica. Nessuna influenza sulla griglia di partenza della gara lunga. Stesso punteggio della Superpole Race, è una vera e propria gara.

Troppo pericolosa? O i problemi sono altri?

Nel momento in cui l’introduzione della Sprint Race è stata ufficializzata, a metà del 2022, le prime critiche erano concentrate sull’eventuale aumento della pericolosità di una gara più breve. Se i giri sono pochi, i piloti sono portati a rischiare di più nelle prime fasi di gara, quando ci sono maggiori possibilità di avere dei contatti tra piloti. La pensavano in questo modo Fabio Quartararo e Livio Suppo. In realtà, la Superbike aveva già dato delle garanzie da questo punto di vista. Infatti, dopo le prime polemiche all’inizio del 2023, tutti (o quasi) si sono convinti che da questo punto di vista ci sia poca differenza tra una gara lunga e una breve. Quindi non c’è nulla di rivedere? Per la maggior parte degli appassionati, l’esperimento è stato positivo. La Sprint Race aumenta l’interesse per la giornata del sabato, e questo era uno degli obiettivi del format.

Eppure, si è alterata in maniera importante la storia del motorsport. Una storia che ha sempre messo al centro la gara della domenica come momento-clou. L’eccezione era la Superbike, unica categoria ad avere due gare per week-end, ma la Superpole Race ha portato a tre il numero di corse per ogni GP. E anche dal punto di vista statistico, questi cambiamenti stanno facendo sì che venga battuto un primato dopo l’altro. Con un calendario di 20 appuntamenti e 40 gare, il record di punti di Marc Marquez (420 nel 2019) verrà presto battuto. In Superbike è caduto il quello relativo alle vittorie stagionali di Jonathan Rea (17 su 25) messo a segno nel 2018, con Alvaro Bautista che è già a quota 24 (su 33) nel 2023. Forse sarebbe meglio considerare la Superpole Race come una gara di qualifica. In MotoGP, almeno, la Sprint Race è statisticamente irrilevante.

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