Non è calcio, è la Kings League di Piqué

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Ex giocatori professionisti, streamer, youtuber, luchador mascherati e calciatori amatoriali, senza dimenticare luci psichedeliche, ‘rigori a chiamata’ e dirette twitch da oltre 1 milione di utenti. A far da cornice il calcio giocato. Questo enorme calderone è la Kings League, il campionato creato da Piqué.

Kings League
Kun Aguero in azione durante il match contro il team del Chicharito Hernandez

Poca professionalità e tanta baraonda. Come funziona la Kings League?

Dopo l’addio al calcio e al Barça, Gerard Piqué non si è ritirato a vita privata. Divorzio milionario con l’ex moglie Shakira, che gli ha dedicato una canzone al veleno, Coppa Davis da organizzare e l’impossibilità di tesserarsi per l’FC Andorra. Insomma, sempre in prima pagina. Piqué non si è fermato. Ha creato un caotico, scanzonato e personalissimo campionato di calcio 7: la Kings League. Non partite amichevoli tra ex-giocatori sovrappeso, ma una competizione calcistica con regole proprie, arbitri, classifica, playoff, allenatori e tifosi. Tramontate le partitelle tra ‘Nazionale cantanti’ e ‘Team artisti’, la Kings League è un campionato vero e proprio con sponsor e centinaia di migliaia di euro intorno. La traduzione letterale è “La lega dei Re”, ma di regale questo torneo ha molto poco. Andiamo per ordine. Dodici squadre partecipanti, tutte iscritte con nomi da bar o da ‘calcettari del giovedì’, come El Barrio, I Saiyan o i Kunisports.

Girone all’italiana con le prime 8 che vanno ai playoff. Ogni team ha 12 giocatori, 10 fissi e 2 wild-card. Qui inizia la baraonda. I due posti liberi possono essere occupati su invito da calciatori professionisti, con la possibilità di cambiarli ogni giornata. Il tutto viene reso ancor più caotico dalle presentazioni di questi ultimi. Passerella in campo tra disco-music, luci psichedeliche, annunci da ‘sagra paesana’ e maschere da wrestler. Si avete letto bene, alcuni calciatori hanno giocato mascherati. Perché? Semplice, le loro società di appartenenza gli avevano vietato di partecipare. Non sono mancate polemiche contro quei giocatori che hanno saltato gli allenamenti per presenziare alla Kings League. A margine c’è anche il calcio giocato, per chi non se lo fosse dimenticato. Ci si sfida 7 contro 7 con regole improbabili. Il calcio d’inizio? Lo si batte correndo verso il pallone al centro del campo. Chi arriva prima inizia. C’è il Var? Certo, ma a chiamata. E i rigori? Si tirano degli shootout e possono essere usati come carta jolly per mettere in difficoltà l’avversario in qualsiasi momento.

Il salotto delle live Twitch dove, durante le partite, Piqué e i suoi ospiti commentano la Kings League

Ecco il nuovo calcio che piace ai millennial? E l’amato pallone in questo caos resta dietro le quinte?

Una competizione non convenzionale, il gesto calcistico passa in secondo piano se in campo c’è lo youtuber più seguito in Spagna o in panchina vi sono streamer internazionali. Inoltre, l’intera Kings League è trasmessa live su Twitch e TikTok con Piqué e i suoi amici, ripresi dalle telecamere, che chiacchierano di temi d’attualità e dei loro fatti personali. In questo circo, milioni di utenti pendono dalle loro labbra e il calcio, descritto come ‘assoluto protagonista’, diventa solo la cornice di un quadro confusionario. Dietro al progetto Kings League c’è la Kosmos, società di Piqué, che ha presentato la “Lega” come una ‘rivoluzione’. Tuttavia di rivoluzionario c’è molto poco, se non il fatto che una competizione calcistica mette l’attore principale dietro le quinte.

L’intero sistema, più che per gli amanti del pallone, sembra studiato per accalappiare migliaia di utenti della generazione Z, coinvolgendoli con sondaggi, scommesse o facendoli intervenire live nel talk show. Intanto in campo Capdevila, Saviola, Aguero o il Chicharito Hernandez segnano qualche gol. Attraverso votazioni in stream su quale giocatore meriti un posto in squadra o chi si nasconde sotto la maschera, gli utenti si sentono parte di un grande videogame, che con il calcio ha poco a che fare. Eppure, alla fine, la ragione ce l’ha Piqué, perché se ogni domenica pomeriggio, quando iniziano le partite, la diretta conta oltre 1 milione di spettatori, hai vinto. A perdere, però, è il caro vecchio calcio. Che sia questa la nuova frontiera del caro vecchio football?

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