La politica dei giovani nella NBA: modello sportivo per l’Italia

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Spesso ci si chiede come mai l’NBA sia la lega più spettacolare e competitiva del mondo e come mai abbia acquisito tanto appeal nel corso degli anni. La risposta possiamo trovarla nella politica legata ai giovani che ha reso la National Basketball Association un modello per le altre leghe. Il modello parte dal lavoro nei college che crea un flusso continuo di talenti. Il meccanismo del Draft è ciò che, di fatto, rende l’NBA il campionato di basket più straordinario al mondo. Una strategia che ha portato a risultati straordinari nel corso degli anni.

Dal college all’Elite del basket: il modello NBA

I Rookie sono le cosi dette matricole della NBA. Coloro che sono al loro primo o secondo anno nella lega, prelevati in precedenza dalle università. Essere un Rookie è diventato un obiettivo per quasi tutti i giovani ragazzi che si affacciano al mondo del basket americano. Spesso sono quelli che hanno maggiormente i riflettori puntati, soprattutto se sono delle prime scelte al Draft, l’evento estivo della NBA che ogni anno prevede la selezione dei migliori giovani dei college da parte delle 30 franchigie della lega.

Nella storia recente, sempre più giovani talenti, esplosi nei rispettivi college, approdano in NBA con un carico enorme di aspettative. In molti casi risultano già pronti e nel giro di pochi mesi crescono soprattutto a livello fisico e atletico. È stato così per Trae Young e Luka Doncic, rispettivamente 5ª e 3ª scelta assoluta al Draft del 2018. Nel giro di tre anni entrambi si sono imposti come due dei migliori cestisti della lega. Discorso analogo l’anno seguente per Zo Williams e Ja Morant, rispettivamente 1ª e 2ª scelta al Draft del 2019. Anche loro ad oggi sono due certezze all’interno della lega e per le rispettive franchigie. La politica della lega americana sui giovani è una fonte di guadagno costante. Esempi lampanti che dimostrano il lavoro delle squadre e delle lega volto a far crescere il movimento della NBA che Flavio Tranquillo ha definito come “azienda capitalistica, più precisamente una multinazionale capitalistica”.

La politica dei giovani in America: il confronto con l’Italia

In America le università e le high school formano sportivamente i giovani più promettenti, preparandoli ad una possibile chiamata della NBA. In Italia gli atleti fanno molta fatica ad emergere in un mondo sportivo come quello americano. Basti pensare che Danilo Gallinari è l’unico cestista italiano che attualmente milita in NBA. Un segnale molto significativo di come spesso nel nostro paese manchi il coraggio di coltivare il talento. Questo discorso specifico possiamo racchiuderlo in un ragionamento più ampio legato alla cultura sportiva che in Italia ha un valore visibilmente minore rispetto ad altri paesi in cui lo sport ha una centralità che permette ai giovani atleti di perfezionare concretamente il loro talento.

Flavio Tranquillo nel suo libro ‘Lo Sport di Domani’ ha approfondito questo tema sociale, proponendo delle possibili soluzioni: “Per cambiare un sistema così strutturalmente sedimentato come quello dello sport in Italia bisognerebbe proporre progetti di ampio respiro che vedrebbero risultati e benefici solo dopo diversi anni, ma sembra che nessuno abbia la pazienza o l’intenzione di fare questo genere di investimenti. È, quindi, utopistico pensare di cambiare un sistema sportivo così compromesso se prima non cambia la concezione e l’idea di cosa deve essere lo sport a livello sistemico“. Uno spunto da cogliere per provare a rifondare il modello sportivo italiano, rifacendoci, per quanto possibile, a quello americano.

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