Masterclass Atalanta, come fare 400 milioni spendendo ‘du spicci’

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Dopo soli 11 mesi, quintuplicare il valore di un proprio giovane e venderlo ad una cifra record. Rasmus Hojlund ceduto allo United per 85 milioni è l’esempio del “modello bergamasco’. Scovare talenti o costruirseli in casa, coltivarli e venderli in fretta a cifre stellari. È la politica che l’Atalanta sta portando avanti da circa 7 anni, incassando oltre 400 milioni. In Italia la invidiano, nel resto d’Europa è un modello.

Hojlund e Gasperini

Atalanta, gli artigiani dell’affare. Quando vendere conta più che vincere

“Venghino signori, venghino – sembra gridare la Serie A con tono circense – Il calciomercato è aperto, centinaia di prodotti in vendita, basta l’offerta giusta”. È un po’ questa l’aria che si respira nel panorama pallonaro nostrano. Giocatori volati in Arabia, gente salpata per la Premier League e altri con le valigie in mano. Guardando all’ultimo periodo, il trend del calcio italiano sembra chiaro: afferrare giovani talenti, o future promesse in giro per il globo, farli crescere, dar loro un imprinting europeo e poi venderli alla prima offerta buona giunta dall’estero. Possiamo chiamarla una Serie A formato supermarket? Non proprio, ma fatto sta che i calciatori quelli buoni, per intenderci quelli forti, è come se fossero in affitto qui nel campionato italiano. Massimo un paio di stagioni e poi si vola dove i guadagni sono maggiori e i club più competitivi. Ne è l’esempio proprio la recente vicenda di Hojlund.. Il classe 2003 è stato scoperto meno di un anno fa, manco a farlo apposta, dall’Atalanta.

Il club bergamasco, dopo anni di scouting visionario ed operazioni lungimiranti, ancora una volta ha messo a segno un colpo da 10 e lode. Il 20enne danese, in soli 11 mesi, grazie a Gasperini e ad una società regina nella crescita dei giovani talenti, ha quintuplicato il suo valore. Oggi è uno dei centravanti più ambiti d’Europa. Senza cincischiare e con la sola volontà di fare cassa, l’Atalanta ha subito accettato ‘l’offertona’ del Man United, pari a 85 milioni. Ecco l’ennesima plusvalenza in ‘stile bergamasco’, che si aggiunge alle tante messe a referto come quelle di Romero, Kulusevski, Bastoni, Kessie, Gosens e altri. Atalanta maestra di incassi e guadagni che, nonostante venda sistematicamente le sue pedine, riesce sempre a fare risultati e competere con i top club europei. Certo, in questi anni di crescita costante e miglioramenti evidenti, non è riuscita a vincere trofei, ma in un calcio dove i debiti sono all’ordine del giorno e le perdite si aggirano intorno ai 6 miliardi, avere i conti in positivo è una grande vittoria.

In mezzo il patron Percassi (fonte CalcioAtalanta)

Incassare, guadagnare e spendere poco, 400 milioni di motivi per copiare il ‘modello Atalanta’

Mentre in Premier, solo in questa sessione di mercato, è stato speso oltre 1 miliardo e 400 milioni, con società in rosso che continuano ad acquistare, in Italia l’Atalanta dà lezioni a tutti. I ‘figli della dea’ sono l’emblema della perfetta gestione societaria che serve per sopravvivere nel calcio tiranno di oggi. Perché, se non sei un petroliere arabo con soldi infiniti o un magnate inglese con sponsor e diritti tv faraonici, i talenti devi necessariamente andarli a scoprire. Negli ultimi sette anni, il club del patron Percassi ha incassato oltre 400 milioni dalle plusvalenze. Una cifra record, alla quale nessun club di Serie A si è mai avvicinato ed in Europa iniziano a guardare all’Atalanta come un club da cui prendere esempio. La ricetta vincente è semplice, quasi scontata, ma tremendamente efficace: acquistare a prezzo di saldo, valorizzare e rivendere subito a cifre stellari. Facile, no? Una serie di plusvalenze a raffica che poggiano su un solido sistema di scouting, rafforzamento del vivaio ed estrema fiducia nelle giovani promesse.

D’altronde, il quadro si fa più completo se andiamo a vedere la struttura societaria bergamasca, perché alla fine è l’Atalanta stessa ad essere una gigantesca plusvalenza. Il Presidente Percassi, infatti, ex-stopper nerazzurro degli anni ’70, ha acquistato il club in via definitiva nel 2010 a soli 14 milioni, quando era sull’orlo del baratro. Grazie ad una strategia mirata e alla testardaggine bergamasca ha fatto lievitare il valore del club. Il 55% della società nel 2022 è stato venduto ad una cordata americana per 350 milioni. In tutto questo Patron Percassi ha mantenuto il timone del club, conservando il titolo di Presidente e inserendo il figlio Luca come Amministratore delegato e continuando a fornire una rosa competitiva a mister Gasperini. Insomma, il modello Atalanta si rinnova e consolida ad ogni sessione di mercato e club attendisti farebbero bene a sbirciare perché la riuscita è pressoché assicurata. Ci sono oltre 400 milioni di buoni motivi che lo confermano.

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