Marcelo-Fluminense: il ritorno a casa del figliol prodigo

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Per intere stagioni è stato il miglior terzino sinistro al mondo. Con il Real Madrid ha vinto l’impossibile. Ora a 34 anni, Marcelo Vieira da Silva Júnior ha deciso di fare ritorno a casa, dove tutto ha avuto inizio: al Fluminense. Ci torna da vincente, anche se non è più il giocatore che abbiamo ammirato.

Marcelo alza al cielo la ‘deçima’ Champions League col Real Madrid (fonte Goal.com)

Dall’esordio in Brasile a leggenda nei Blanços. Marcelo ha rivoluzionato il ruolo di terzino

Nel calcio onori e allori spettano a chi vince trofei e rivoluziona con classe e qualità il gioco, quindi Marcelo potrebbe tranquillamente arredarci casa. All’anagrafe Vieira da Silva Júnior Marcelo, nell’ultima decade è stato il miglior interprete del ruolo di terzino sinistro. Capace di vincere, senza mezzi termini, ogni tipo di Coppa esistente. Ha saputo portare su nuovi canoni un ruolo spesso ritenuto marginale, ma che con lui ha acquisito centralità e rilevanza che non si vedevano dai tempi di Roberto Carlos. Da buon talento brasiliano, impara il gioco del calcio in strada, tra mille difficoltà, povertà ed il costante rischio di abbandonare il pallone perché in famiglia servivano braccia che portassero soldi a casa. Sarà il nonno a spronarlo, dandogli la possibilità di coltivare il suo sogno. L’occasione della vita arriva a 13 anni. Da bambino era un fenomeno del futsal, poi viene notato dal Fluminense, che non ci pensa due volte ad inserirlo nel suo settore giovanile.

Il sogno diventa realtà, è un calciatore professionista. Nel 2005 l’esordio nella Serie A brasiliana, a soli 17 anni. Il ‘garotinho’ è bravo, un predestinato. Dopo una trentina di presenze con il “Flu”, di lui si innamora il Real Madrid. I Blanços lo vogliono e nel 2007 lo portano in Spagna, sborsando 9 milioni. di euro L’impatto con il calcio europeo è complicato. Subito incensato come erede dell’idolo Roberto Carlos, non trova spazio. Gli allenatori Schuster e Ramos non comprendono le potenzialità del brasiliano, relegandolo alla panchina o addirittura schierandolo come ala. Sarà Mourinho, nel 2010, ha trasformarlo in un terzino a tutto campo, mettendo le basi per una carriera leggendaria. Tra 2013 e 2022, sotto la guida di Ancelotti e Zidane, cresce in maniera esponenziale diventando il miglior terzino al mondo. Velocità, tecnica, tenacia, classe, qualità e piedi raffinati: caratteristiche uniche concentrate in un solo giocatore. Primo a difendere e primo ad attaccare, capace di impostare l’azione, rifinire assist e finalizzare. Marcelo ha aperto nuove frontiere per i terzini del domani.

Un giovanissimo Marcelo con la divisa d’allenamento del Fluminense (fonte UOL Esporte)

Marcelo-Fluminense, un amore mai finito. È ancora il giocatore che tutti abbiamo ammirato?

Niente più ‘terzinacci’ vecchia scuola, tutta corsa e randellate, con Marcelo questo ruolo ha conquistato un suo status, una sua nobiltà, una posizione di rilievo all’interno della squadra. Se prima le azioni partivano dal regista e venivano rifinite dal trequartista, grazie al ‘ricciuto brasiliano’ è la fascia a diventare corsia preferenziale verso il gol. In un Real pieno di fuoriclasse a centrocampo (Modric, Casemiro, Kroos, Guti) il buon Marcelo era una soluzione preponderante che garantiva reti, giocate e costanti pericoli agli avversari. Inoltre, l’ex Blancos non ha mai fatto mancare il suo apporto in ripiegamento. Nei 15 anni a Madrid, è stato una colonna portante di quella formazione. Dall’era post-galacticos alle epoche d’oro di ‘Carletto’ e Zidane, l’asso brasiliano non ha mai avuto momenti di stasi. Vittorie e trionfi a raffica che lo hanno portato ad essere il giocatore più titolato di sempre del Real Madrid (25 trofei).

Scudetti, Coppe del Re, Mondiali per club e tanto altro. Senza dubbio, le più importanti sono le 5 Champions League, l’ultima conquistata la scorsa stagione. Quella storica cavalcata, con Marcelo nel ruolo prezioso gregario, è la sua ultima vittoria. Dopo l’addio al Bernabeu con annesso pasillo de onor, decide di varcare i confini spagnoli per provare l’esperienza all’Olympiacos. Scelta dettata dal denaro? Probabilmente si, fatto sta che non è mai riuscito a calarsi nella realtà ellenica. Problemi fisici, chili di troppo e alterchi con la società hanno fatto sì che dopo neanche 4 mesi salutasse tutti per fare ritorno in Brasile. Ad attenderlo c’era il suo primo amore, la squadra dove tutto ha avuto inizio, il Fluminense. Partito da giovincello nel 2007, oggi torna da leggenda. Di ritorni alle origini, nel calcio, se ne vedono tanti, ma pochi funzionano. Il terzino brasiliano non è più quello degli anni migliori, già nell’ultima annata al Real era in fase calante. Difficilmente vedremo i fasti di un tempo in questo ritorno a casa ma a poco importa perché queste sono le storie che rendono il calcio lo sport del popolo.

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