Ma il cielo è sempre più blu: l’impresa dell’Italbasket di Meo Sacchetti

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In queste settimane essere italiani ha un sapore diverso. All’impresa degli Azzurri di Mancini e ai successi italiani sull’erba di Wimbledon si aggiunge l’ItalBasket di Meo Sacchetti che, battendo la Serbia, riporta il tricolore “a spicchi” di nuovo sul parquet di un Olimpiade dopo 17 anni.

L'Italbasket schierata prima dell'inizio della finale
L’Italbasket schierata prima dell’inizio della finale contro la Serbia

Il gruppo vince anche senza le sue stelle

Le idee di partenza sono le stesse, quelle che hanno caratterizzato la rinascita dello sport italiano, quelle dettate, seppure in maniera silenziosa, da Roberto Mancini. Ampie rotazioni, ringiovanimento del roster, gruppo compatto e una sana dose di follia mista a consapevolezza nei propri mezzi. “Questa qualificazione è arrivata grazie al gruppo, non c’era nessuno che trascinasse tutta la squadra”. Così commenta Daniele Sandri, cestista del Napoli Basket e soprattutto amico di molti dei ragazzi Azzurri.

Uno dei fatti che stupiscono di più in questa qualificazione è averla conquistata senza le proprie 3 punte di diamante: Datome, Belinelli e Gallinari. Quest’ultimo out a causa degli impegni nella NBA che però non gli impediranno di far parte della spedizione di Tokyo. La vittoria nella notte di Belgrado riscatta questi ultimi anni di insuccessi. E’ la vittoria di tutti. Di Sacchetti ed il suo staff, di 12 giocatori che hanno dato tutto per la maglia ma è anche la vittoria di noi tifosi che non abbiamo smesso di crederci nemmeno per un secondo.

I festeggiamenti dell'Italbasket successivi alla sirena finale
I festeggiamenti dell’Italbasket successivi alla sirena finale

La qualificazione dell’Italbasket e i suoi infiniti volti

Come già detto, la qualificazione è arrivata senza 3 dei nostri migliori giocatori. Forse anche questo ha contribuito a rendere il gruppo ancora più coeso. Tutti per uno, uno per tutti. Questo è stato il motto di Coach Sacchetti, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. ”Ho lavorato ogni giorno, anche nel poco d’estate che ho avuto prima di unirmi a questa squadra, e qualcosa si incomincia a vedere. Dobbiamo continuare così”. Così ha parlato un emozionatissimo Nico Mannion dopo i 24 punti sui 102 totali realizzati dagli azzurri. Lui, il volto nuovo e fresco di questa nazionale. Arrivato un anno fa alla corte di Steph Curry, non ha mai smesso di lavorare sodo aspettando un’occasione che finalmente è arrivata.

Altri volti fondamentali di questa qualificazione sono quelli di Polonara, reduce dalla vittoria del campionato spagnolo con il Baskonia, di Pajola, classe 1999, che ha annullato il suo compagno di squadra e idolo Teodosic con una fase difensiva commovente e quello di Tonut, che si conferma un cestista in ascesa verticale dopo il titolo di MVP 2020/21 in Serie A, il primo italiano dopo 7 anni. L’artefice però di questo successo, secondo Sandri, è senza dubbio il coach Sacchetti. “E’ stato bravissimo a sfruttare le qualità di tutti. E’ partito con molti più ragazzi, li ha scremati, ha deciso quelli su cui puntare e i risultati sono arrivati”. Prima di questo torneo preolimpico era già partito il totonomi per trovare il suo successore, dopo una stagione tutt’altro che positiva a livello di club e invece c’è molto di suo in questa Nazionale. C’è nei giocatori, tutti o quasi entrati nel giro della Nazionale maggiore dopo il suo arrivo e c’è anche nella calma che la squadra sembra non perdere mai neanche dopo il -17 della sfida contro Portorico.

Timeout di coach Sacchetti,Italbasket  a rapporto
Timeout di coach Sacchetti

L’inespugnabile Pionir di Belgrado e le aspettative su Tokyo

Un altro motivo per cui questa qualificazione rimarrà negli annali del nostro basket, è il luogo dove è stata ottenuta: il Pionir di Belgrado. Avete presente un luogo che odiate nella vostra città? Un posto nel quale ogni volta venite trascinati a forza dai vostri amici, anche se già sapete che non vi divertirete? Ecco, per l’ItalBasket quel luogo è da sempre il Pionir di Belgrado. Mai nella storia della nostra palla a spicchi, la Nazionale era riuscita nell’impresa di battere la Serbia a casa sua. L’unica vittoria contro la Serbia in gare ufficiali risale al 1 Luglio 2009, sportivamente parlando una vita fa. Questo fa comprendere ancora di più l’importanza e la portata di ciò che questi ragazzi hanno fatto.

“Se continuiamo a segnare da 3 punti come nel preolimpico e come contro la Serbia, la medaglia ce la portiamo a casa. Nel frattempo già essere arrivati lì dopo 17 anni è fantastico”. Così Daniele Sandri alimenta sogni e speranze degli azzurri. Davanti a loro però troveranno corazzate incredibili come la Grecia di Giannis Antetokumpo o la Slovenia di Doncic. Senza dimenticare le favorite Nigeria, nel nostro girone, e il team USA. Nessuno sà come si concluderà questo splendido percorso ma quello di cui siamo certi è che ci sarà da divertirsi e che con ogni mezzo a nostra disposizione tiferemo e spingeremo i nostri ragazzi verso un risultato leggendario.

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