L’impresa di Grenoble: il rinascimento del rugby italiano

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Ci sono imprese che segnano dei momenti storici e delle date che rimangono negli annali, o nel calendario di wikipedia. Il 22 marzo 1997 è una di quelle e qualsiasi appassionato di Rugby ha già capito di cosa stiamo parlando. Si gioca a Grenoble, sud-est della Francia, a metà strada tra Roma e Parigi. Una finale europea, un’impresa da compiere e due squadre in campo: i Blues da una parte, gli Azzurri dall’altra; Marsigliese contro Mameli e una palla ovale al centro.

L’Italia del Rugby bussa alla porta delle grandi

A metà degli anni ‘90, l’Italia era una periferia del rugby internazionale. In Europa, erano 5 le grandi Nazioni della palla ovale: Inghilterra; Francia; Galles; Irlanda e Scozia si contendevano reciprocamente quasi tutti i trofei messi in palio nel vecchio continente. Gli azzurri però erano sempre in campo a lottare, nonostante spesso la disparità di tecnica ed esperienza fosse evidente. Tante lotte, finché l’Italia non iniziò a vincere. È del 1995 la prima vittoria dell’Italia contro una grande del Rugby: il 22-12 rifilato all’Irlanda, a Treviso. Una vittoria che galvanizza i nostri ma non scuote gli animi del rugby internazionale.

Le cose iniziano a cambiare un paio di anni dopo. Gennaio 1997, sempre contro l’Irlanda ma questa volta nella fredda (che fredda non è mai) Dublino. Gli azzurri tornano a casa con una vittoria storica per 29 a 37 e quattro mete messe a segno. È vero che quell’Irlanda è la stessa che chiuderà ultima il 5 Nazioni di quell’anno, come è anche vero, però, che quella stessa edizione del torneo più prestigioso d’Europa, verrà vinta dalla Francia. Proprio contro i transalpini, ci giochiamo la finale della Coppa Fira, il campionato Europeo per nazioni. Competizione spesso snobbata dagli stessi francesi che spesso schierano la seconda squadra. Non questa volta, non in finale. Contro l’Italia scendono delle leggende come Raphael Ibanez, Philippe Saint-Andrè e Fabien Pelous.

Gli azzurri a Grenoble per fare l’impresa

Leggenda vuole che fu una scommessa fatta tra l’allora presidente della federazione francese, Bernard Lapasset e Giancarlo Dondi, presidente della Federugby, a concedere all’Italia di confrontarsi con la prima squadra di Francia; quella che aveva appena chiuso il 5 Nazioni a punteggio pieno. Gli azzurri, guidati da George Coste, schierano in campo Massimo Giovanelli, il capitano, i gemelli Marcello e Massimo Cuttitta, Paolo Vaccari, Ivan Francescato e un giovane Alessandro Troncon. Il match fu riconosciuto come test ufficiale: l’Italia aveva finalmente l’occasione di imporre la propria immagine tra quella delle grandi. Oltre gli entusiasmi per l’evento, i pronostici sportivi sono tutti a favore dei Blues. All’italia di Grenobles serve un’impresa. 

La partita si mete subito nel senso giusto, con Francescato che corre per metà campo e conclude a meta. La Francia pareggia al 14’ con una meta tecnica e il punteggio si palleggia tra noi e loro fino al 20-13 per l’Italia con cui si va al riposo. Alla ripresa i transalpini tornano avvelenati: spingono e al 52’ mandano Bondouy in meta, di nuovo parità. Gli azzurri sembrano vacillare. Al 56’ un errore Vaccari rischia di consegnare il vantaggio ai francesi, invece proprio dalla nostra metà campo parte un’azione lunghissima, di squadra: un coro di passaggi veloci, placcaggi, corse fino a consegnare l’ovale tra le manone della seconda linea Giambattista Croci, che la schianta in meta. I tifosi azzurri sono in visibilio, mentre i francesi in campo accusano il colpo.

La Nazionale che portò l’Italia nel 6 Nazioni

Da lì è una valanga azzurra. La Francia si fa nervosa e fallosa, venendo punita regolarmente dal piedino di Diego Dominguez. Si va al break a +13 Italia. Al 74’ Vaccari riceve il pallone e, da solo, buca la difesa avversaria ormai spaesata. A sei minuti dalla fine dell’impresa, il tabellone dello stadio Lesdiguières di Grenoble segna il punteggio di 40-20 per l’Italia. La storia del rugby italiano ed Europeo è fatta. I Blues hanno un moto d’orgoglio al 79’ con la meta di Sodourny che segnerà il punteggio finale di 40 a 32. Gli azzurri portano a casa un trofeo prestigioso ma l’impresa di Grenoble segna soprattutto l’ingresso dell’Italia nel Rugby che conta

Dopo quella vittoria è ormai chiaro che l’Italia può dire la sua contro le grandi Nazionali. Quella di Grenoble non fu un’impresa isolata. Dopo la vittoria contro la Francia ne arrivarono altre due importanti. Contro l’Irlanda, a Bologna, battuta 37 a 22, e contro la Scozia, a gennaio 1998, vinta per 25-22. Questo filotto di vittorie contro formazioni del 5 Nazioni, fu la chiave per aprire una porta su un mondo nuovo. Il 16 gennaio 1998, si chiudeva un’era a cinque e si inaugura il 6 Nazioni, con l’Italia finalmente a giocarsela da protagonista.

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