Inizia l’era Spalletti. Sarà un’Italia che parla napoletano?

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Da Certaldo alla guida della Nazionale, Luciano Spalletti ha raggiunto il traguardo principe ambito da tanti allenatori. Il regno del Mancio, tra picchi splendenti e tristi tonfi è finito, ora si apre un nuovo ciclo. Inediti convocati, ritorni e fedeli scudieri, l’era Spalletti desta curiosità, fiducia e alte aspettative. Cosa aspettarci da questa Italia? Parlerà napoletano o non sarà poi così diversa da quella di Mancini?

Luciano Spalletti (fonte calcioNapoli24)

Curiosità, acclamazione e l’amore del Sud: l’era Spalletti inizia con il benestare del popolo italiano

Dopo tre anni di idillio, conditi dallo storico traguardo Europeo e due stagioni di risultati alquanto negativi, il ciclo del Mancio è finito. Tra diatribe, diverbi, distorte informazioni e dirottamenti verso l’Arabia, il rapporto tra la Nazionale e l’allenatore marchigiano si è concluso nel peggiore dei modi. Aveva riportato gli azzurri a riconquistare un trofeo dopo ben 17 anni, ma in poco tempo tutto è crollato. Da eroe nostrano, si è trasformato in un ‘bistrattato cercatore di oriundi’ incapace di portare l’Italia ai Mondiali. Con dimissioni alla mano e la FIGC sul piede di guerra, per rilanciare il pianeta azzurro serviva un italiano doc, forse il più italiano tra gli allenatori italiani degli ultimi anni, Luciano Spalletti. Intendiamoci, non si parla di origini anagrafiche, è più un’impressione, un modo di essere quello che vogliamo sottolineare. Mancini, fin da sempre nella sua carriera di allenatore, ha mostrato imprinting internazionale misto ad un aplomb quasi britannico, che per certi versi lo hanno staccato dalla visceralità del tifoso medio italiano.

Lo stesso valeva per il suo calcio più occidentale che italico. Anche nella comunicazione, il detto non detto, il modo di essere super partes non lo hanno fatto mai entrare a pieno nella pancia del popolo. Finché si vinceva (l’Europeo insegna) tutto è rimasto sotto sabbia, ma dopo ‘disastro-Macedonia’ e capitolo dimissioni, la gente ha espresso il suo risentimento. Come salvatore a gran voce è stato chiamato l’eroe di Napoli, il paladino del sud Italia, un uomo capace di proporre un calcio apprezzato da tutte le fazioni. Con lo storico scudetto partenopeo, Spalletti non solo ha coronato una carriera, ma ha fatto amare un club del sud anche a gente distante infiniti chilometri. La sua vittoria ha unito l’Italia perché rappresentava la riscossa degli ultimi, la ripartenza di un popolo. Chi, quindi, meglio di lui poteva prendere le redini della carrozza azzurra ormai sfilacciata, sbandata e priva di riferimenti? Tra il benestare dei tifosi e tanta curiosità, l’era Spalletti sembra iniziare con tutti i crismi del caso.

La nuova Italia di Spalletti (fonte numerodiez)

Imprinting spallettiano tra bel gioco, giro palla fondante e 4-3-3 come garanzia

Oltre al carisma e all’apprezzamento degli appassionati, Luciano è un profondo conoscitore di calcio e la sua nomea è più che giustificata. Fin da Udine, modernità, verticalizzazione e fluidità nel possesso contraddistinguevano il suo gioco. Il ‘vangelo secondo Spalletti’ era facile a dirsi e affascinante a vedersi. Palla a terra, campo risalito con rapidità attraverso tocchi sempre verticali, ali, punte o finti trequartisti (chiedere a Perrotta o Zielinski per credere) che si buttavano dentro e occasioni da gol a grappoli. Dovunque è andato, dalla Russia a Roma, dall’Inter a Napoli, il suo dogma è stato questo, ovviamente con i dovuti aggiornamenti e adattamenti in base a rosa ed evoluzioni calcistiche. Con il club partenopeo l’apice, una macchina costruita, avvitata, oliata e pilotata al meglio, emblema del suo credo. Ora con l’Italia, le possibilità di ritrovare le stesse basi e quei punti di partenza fondanti per il gioco spallettiano ci sono tutti, partendo da Di Lorenzo. Il terzino partenopeo, esploso proprio con Luciano, sarà figura cardine per la squadra azzurra.

Fanno da eco Politano e Raspadori, sui quali punterà per costruire il suo 4-3-3, perché è questo il modulo designato. Sistema di gioco centrale nel Napoli e perfetto per l’attuale Nazionale. Travestendoci da Spalletti, immaginiamo la possibile Italia che sfiderà Macedonia e Ucraina. Donnarumma, in difesa Bastoni, Scalvini, Dimarco e Di Lorenzo. Nel centrocampo, definito da Luciano tra i migliori d’Europa, immancabile coppia Barella-Tonali e come terzo Locatelli. In attacco Chiesa largo a destra in stile Kvara, a sinistra il fedele Politano e davanti l’ipotesi Raspa, anche se Immobile ha ancora qualche cartuccia in canna. Questa potrebbe essere la nuova Italia e Spalletti regala novità anche tra i convocati. Bocciati fedelissimi del Mancio come Bonucci, Verratti e Jorginho, reintegrato invece il blocco Lazio, ovvero Casale, Romagnoli e Zaccagni. Bentornati Mancini e Zaniolo, confermati Gnonto e Retegui. Anche tra le convocazioni Spaletti ha voluto imprimere il suo marchio. Taglio col recente passato, ma siamo sicuri che, da vecchio volpone e sapiente calcolatore qual è, non butterà via tutto il lavoro fatto dal suo predecessore, le cose migliori se le terrà care.

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