Guadagni risicati e stipendi bassi: col tennis ci campano in pochi?

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“Solo 400 atleti vivono con questo sport” polemizza Djokovic. Ha ragione il tennista serbo? Tolti i giocatori di prima fascia che, grazie a sponsor e prize money, riescono a riempire il conto in banca, tutti gli altri fanno fatica a tirare fuori guadagni e stipendi dal tennis. “Rispetto ad altri sport, devono pagare per ogni cosa”.

Djokovic (fonte Wimbledon)

In top ten si vive bene, il resto arranca. Dove sbaglia l’ATP? È il fallimento del tennis?

Che fortuna coltivare il proprio talento e praticare lo sport che si ama. Che bello vivere di tennis, facendolo diventare un lavoro. Ben venga tutto questo, ma quanta fatica, troppa fatica. Il gioco vale la candela? Questa è la domanda regina venuta fuori dopo le dichiarazioni scottanti di Djokovic. Meno di 400 giocatori vivono di tennis tra uomini, donne e doppisti. Una cifra molto bassa per una disciplina così globale. E’ un fallimento per il nostro sport”. Parole al veleno quelle dell’atleta serbo, che di riflesso vanno a colpire duro anche l’ATP, l’Ente massimo del tennis. “Ci sono tennisti che hanno difficoltà enormi nel pagare le spese per viaggi e tutto ciò che concerne la pratica di questo sport. C’è chi non ha budget per allenatori e fisioterapisti. Oltre il 90% dei tennisti non ha il sostegno delle Federazioni. Un tempo ero nei loro panni e capisco la lotta”. In altre parole, se raggiungi la top ten guadagni, vivi bene ed hai un futuro, restando fuori da questa élite, invece, arranchi.

A tutela dei tennisti, da qualche anno, opera l’organizzazione PTPA con l’obbiettivo di difendere diritti e interessi degli addetti ai lavori. Ad oggi, però, la cantilena è sempre quella: “Ogni cosa deve cambiare, affinché tutto resti come prima”. È triste, ma è così. Nonostante il sostegno di atleti influenti come Djokovic o Jabuer, per tanti tennisti la situazione resta invariata. Guadagni risicati al centesimo e stipendi bassi, insomma col tennis ci campano in pochi. Appurato che l’ATP abbia raggiunto un accordo con gli organizzatori dei tornei per la divisione al 50% dei guadagni con i giocatori, la stragrande maggioranza continuerà a fare fatica. Le spese per i tennisti sono tante. Già il semplice fatto di viaggiare, dormire in alberghi e spostarsi riduce il guadagno ottenuto con un torneo, per non parlare di come pagare campi d’allenamento, fisioterapisti, visite mediche o alimentazione pre e post gara. La vita dei tennisti di seconda fascia è difficile. Per intenderci, un calciatore di medio livello vive molto più serenamente dando calci ad un pallone.

Guadagni stipendi tennis
Sinner al torneo di Pechino (fonte QuotidianoSportivo)

Gli altri sport vincono. Guadagni e stipendi bassi, eppure il tennis è praticato dal mondo intero

Una causa univoca di come il tennis sia finito in questo vicolo non c’è, diverse sono le motivazioni, ma senza dubbio il problema principale è la distribuzione dei guadagni. Nel calcio ad esempio, o nel basket, una notevole cerchia guadagna stipendi faraonici e il resto dei giocatori, a cascata, mette in cascina corposi milioni. Nel tennis, invece, una ristrettissima compagine ha il portafoglio davvero gonfio e ricolmo, per il resto della carovana solo briciole. Ascoltate la storia di Sumit Nagal per credere. Tennista indiano di 26 anni, Nagal vanta partecipazioni a Slam, tornei ATP e diversi trionfi a livello challenger. Il suo ranking si aggira intorno alla 150^ posizione, non male direi. In altre parole, è un tennista professionista capace di strappare un set a Federer, eppure il suo conto in banca recita un saldo di soli 900€. “Nonostante nel 2023, abbia guadagnato oltre 90.000 dollari tra vittorie e premi, ho speso quasi tutto per coprire i costi di questo lavoro”.

Oltre ai campioni che la maggior parte degli appassionati segue, ci sono davvero molti tennisti che da fuori sembrano guadagnare tanto, ma in realtà usano la maggior parte dei propri ‘danari’ per sostenere e pagare le spese di questo lavoro. D’altronde, come capita all’indiano Nagal, a volte sponsor o Federazioni non bastano e quella che dovrebbe essere a tutti gli effetti una professione, quindi garantire guadagni, resta solamente una passione. Tutto ciò va a cozzare con la risonanza globale che ha il tennis. Uno sport così diffuso, infatti, tra i più praticati al mondo “è inaccettabile garantisca di vivere solo a 400 atleti”, per usare le parole di Djokovic. Nel calcio o in altri sport collettivi, il sistema è ben diverso, c’è una società che paga e copre quelle spese a cui, invece, un tennista deve provvedere da solo. Campi d’allenamento, attrezzatura e copertura medico-sanitaria, sono garantite da Presidente e Dirigenza. Al giorno d’oggi, quindi, sembra più facile essere un calciatore di cadetteria che un tennista di seconda fascia.

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