Francia-Marocco, una partita oltre il calcio

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Una semifinale impensabile. La outsider Marocco ha sorpreso tutti, scrivendo la storia del calcio africano. Ora la sfida contro la Francia di Dechamps, che si sta confermando l’assoluta favorita. Un match ricco di incroci personali e nazionali. Nello stadio Al Bayt di Doha, scenderanno in campo non solo campioni e fuoriclasse, ma anche la storia di Francia e Marocco tra politica, tensioni e rapporti ricuciti.

Francia-Marocco
I primi ministri di Francia-Marocco

Dalla colonizzazione all’integrazione

“Ti odio e ti amo. Come faccio non lo so” recitava Catullo qualche secolo fa e questa frase riassume bene il ‘travagliato e ritrovato’ rapporto che storicamente ha contraddistinto Francia-Marocco. Domani si affronteranno in quel di Doha per decidere chi sarà la finalista del Mondiale qatariota. Questa partita, però, si porta dietro molti retroscena storici ed incroci peculiari che vanno oltre il calcio giocato. All’infuori del rettangolo verde, le due Nazioni si conoscono bene, il Marocco è stato per oltre un secolo sotto il controllo della Francia. A quel tempo il gergo politico recitava “Protettorato francese”, ma di fatto il popolo marocchino era in tutto e per tutto controllato e gestito dal governo parigino. Gli anni sono quelli della intensa colonizzazione francese del nord Africa, siamo intorno al 1840 e non solo il Marocco si trova soggiogato, ma anche la vicina ‘nemica’ Algeria sarà conquistata dalla Francia.

Non mancarono scontri, con il conseguente coinvolgimento della città di Algeri e dell’altro Paese ‘affamato di colonizzazione’, la Spagna, che, insieme alla Francia, controllerà il nord Africa fino alla fine della 1° Guerra mondiale. Tra integrazioni e migrazioni da Parigi a Rabat, il Marocco conquista l’indipendenza nel 1956 e da lì iniziò un rapporto fatto di multietnicità e civilizzazione reciproca. Tanti sono stati gli emigrati marocchini a Parigi dal 1960 ad oggi e viceversa. Nel 2022 la comunità marocchina in Francia conta oltre 700.000 membri, molti con doppia cittadinanza e in Marocco la seconda lingua più parlata è proprio il francese. Rapporti ed integrazione in pole position, come ricorda spesso Premier Macron, molto in sintonia con il capo di governo Akhannouch. Inoltre, tanti incroci personali in campo. Mbappè e Hakimi, grandi amici nel PSG, si affronteranno senza remore (se le sono amichevolmente promesse via social). Curioso il rapporto tra bomber Giroud e ct Regragui, compagni di squadra nel 2007 al Grenoble. Partita dai doppi sentimenti anche per Saiss, Boufal e Guendouzi, i primi due nati in Francia, mentre l’asso dell’OL in Marocco.

Francia-Marocco
Le stelle di Francia-Marocco

Francia-Marocco, occhio all’ennesima sorpresa. Il ‘cholismo marocchino’ affronta la strapotenza dei Bleus 

Che l’integrazione multietnica sia profonda è ben chiaro, ma, tornando al calcio giocato, chi è la favorita? Senza ombra di dubbio la Francia. La Nazionale di Deschamps è candidata alla vittoria di questo Mondiale fin dall’inizio. Con una rosa da 560 milioni non può essere altrimenti. In confronto al Marocco, quella francese appare gigantesca. Re indiscusso Mbappè, affiancato da un Giroud formato ‘top class’ e con un centrocampo ricolmo di qualità e sostanza grazie all’estro di Grieezmann e al predestinato Tchouamèni. La difesa è ‘forte forte’. Lloris ancora sulla cresta dell’onda, Varane esperto ‘guidatore’ del reparto e Theo Hernandez freccia velenosa. In più, i ragazzi di Deschamps sembrano ancora non aver espresso del tutto la loro ‘potenza di fuoco’ e per questo fanno ancora più paura. Con l’Inghilterra hanno saputo soffrire e con una spolverata di fortuna sono arrivati in semifinale. Ora devono dimostrare di essere giganti.

Attenzione, però, al sorprendente Marocco: da squadra materasso ha fatto fuori ‘teste di serie’ in successione. La formazione di Regragui non è arrivata in semifinale per caso, il suo cammino è frutto di preparazione, idee, manovre efficaci e coesione nel gruppo. Portogallo e Spagna, sommando le occasioni, meritavano di più, ma guai a dire che la squadra marocchina si è limitata a difendere. Ha giocato al meglio le sue carte. Sapendo di essere inferiore, si è concentrata al massimo sulla fase difensiva, trasformando in oro le occasioni da gol. La Nazionale nord-africana ha fatto della compattezza in ogni reparto la sua caratteristica principale. Per fare un paragone, lo stile di Regragui è riconducibile al “Cholismo” dell’Atletico di Simeone: reparti corti, linee di passaggio avversarie chiuse o sporcate sistematicamente, difensori attenti nei duelli aerei e nelle penetrazioni al limite dell’area e dalla trequarti largo alla fantasia. Con Ziyech, Boufal e la sorpresa Ounahi l’estro non manca e con la coppia Hakimi-Mazraoui la spinta è costante. Menzione di merito per il ritrovato Amrabat, vero leader a centrocampo. Francia favorita, quindi, ma occhio al Marocco, anche perché a sostenerlo ci sarà l’Africa intera.

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