Fair Play in pedana: quando la correttezza supera l’agonismo. Corsi e ricorsi storici

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La scherma recentemente si sta scoprendo e rivelando sport che incarna perfettamente il concetto di fair play. L’ultimo episodio ha visto protagoniste Gaia Traditi e Emilia Rossatti. Tanti nella storia sono stati i comportamenti encomiabili degli sportivi.

Fair Play in pedana
Vercelli, 13-16 Aprile 2023 Campionati Italiani U. 23 Fioretto Spada Sciabola M e F In foto: TRADITI VS ROSSATTI Foto: TRIFILETTI Andrea / Bizzi Team

La stoccata all’insegna del Fair play: Emilia Rossati sceglie l’amicizia

Una stoccata che sa di gentilezza, nobiltà d’animo e correttezza. Ai Campionati Italiani Under 23 di qualche settimana fa, nella finale di spada femminile si sono sfidate Gaia Traditi ed Emilia Rossatti. La prima conduce sul 12-9 quando, a 17 secondi dalla fine, indietreggiando si fa male. L’avversaria si sincera delle sue condizioni: la caviglia fa male non riesce a competere. La Rossati decide così di non tirare l’ultimo colpo, lasciando titolo e vantaggio e all‘amica – avversaria. Il gesto è diventato virale e premiato con un riconoscimento dal numero uno del Coni, Giovanni Malagò.

La scherma per la seconda volta nel giro di poco si mostra sport di valori e incarnazione di fair play. Qualche settimana fa la schermitrice Mariaclotilde Adosini, che ha anche raccontato il suo gesto alle Nazioni Unite, si era resa protagonista di un comportamento simile in Coppa del Mondo U20. Per un errore arbitrale le erano state assegnate due stoccate (e quindi la vittoria) invece di una. La svista era stata segnalata dall’avversaria francese, in un secondo momento. La schermitrice, classe 2004, senza esitazioni e non costretta dal regolamento era tornata di nuovo in pedana dove ha poi anche perso. Il parallelismo dei due gesti è stato sottolineato anche dal presidente federale Paolo Azzi: “L’episodio sta avendo una straordinaria attenzione mediatica così com’era accaduto per Mariaclotilde Adosini, protagonista di un altro bellissimo gesto di fair play. Ne siamo estremamente felici. Chi era lì come me è stato colpito emotivamente“.

Michael Phelps
Michael Phelps con uno dei tanti ori olimpici vinti. Ph. Credit: IG Michael Phelps

Correttezza e rispetto: altri celebri casi

Non solo scherma, tanti sport e tanti sportivi nel tempo hanno saputo essere corretti mettendo al secondo posto vittorie e trionfi. Su tutti va ricordato Eugenio Monti, icona degli sport invernali. Nel corso della finale olimpica di bob a due di Innsbruck, nel 1964, presta un bullone agli avversari inglesi Tony Nash e Robin Dixon che l’avevano perso dopo la prima manche. Senza quel gesto non avrebbero vinto l’oro. Grazie al suo comportamento finì sì solo terzo ma venne insignito del primo premio per il fair play, intitolato a Pierre De Coubertin e noto anche come “Medaglia del Vero Spirito Sportivo”.

Celebre pure il caso di Karl Ludwig Long, conosciuto come Luz Long. L’avversario numero uno di Jesse Owens, ai Giochi Olimpici di Berlino ’36 era il tedesco. Come noto, nel salto in lungo, vincerà lo statunitense che però si qualificherà per il rotto della cuffia. In difficoltà visto la contemporaneità delle batterie dei 200 metri Owens rischiava la finale. Long, conoscendo la pedana gli consiglierà di arretrare la rincorsa aiutandolo a qualificarsi. O ancora Michael Phelps nell’Olimpiade dei record di Atene 2004 (sei oro per lui) rinunciò a competere nella staffetta 4×100 mista per dar spazio a un compagno di squadra.

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