ELO Ratings: ha senso il suo utilizzo nel tennis?

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Il particolare sistema di classifica, che si basa sugli avversari battuti e non sui tornei o sui turni in cui si vincono le partite, è sempre più utilizzato nelle analisi statistiche sul tennis. Ma può davvero sostituire il Ranking ufficiale?

ELO Ratings

Un sistema di classifica alternativo al Ranking ufficiale

A partire dal 1973 l’ATP, ossia l’Associazione dei Tennisti Professionisti, ha deciso di introdurre un sistema di classifiche computerizzato per stabilire in maniera oggettiva le graduatorie mondiali. Un sistema simile è poi stato introdotto anche dalla WTA (il corrispettivo dell’ATP, ma al femminile). Questi hanno subito diverse variazioni nel corso degli anni, ma in sostanza hanno mantenuto sempre alcune caratteristiche. Infatti, i giocatori ottengono un punteggio in base al turno raggiunto in ogni torneo (più si va avanti maggiore è il numero di punti acquisiti) e in base all’importanza del torneo stesso. Il fatto che un determinato risultato sia raggiunto battendo il numero 1 del mondo o il numero 1000, non fa differenza. Anche se, in realtà, negli anni Novanta veniva assegnato un piccolo bonus per le vittorie contro avversari ben piazzati in classifica.

Completamente diverso è il concetto su cui si basa l’ELO Ratings, sistema che prende il nome dal suo ideatore (il professor Arpad Elo). Questo, infatti, si basa esclusivamente sull’avversario affrontato in ciascun incontro, indipendentemente dal torneo e dal turno in cui si è disputato il match. In sostanza, chi vince una partita ottiene di punti, chi viene sconfitto ne perde altrettanti. Più l’avversario battuto è debole (è proprio l’ELO Ratings a stabilirlo) meno punti si ottengono, e viceversa. Un sistema abbastanza semplice, con cui il nostro Jannik Sinner la scorsa settimana si sarebbe trovato al numero 3 della classifica mondiale. In realtà, per le classifiche ufficiali l’altoatesino era numero 14. Ma ha senso utilizzare l’ELO nel tennis?

Djokovic resterebbe numero 1, ma cambierebbe la programmazione

Gli ELO Ratings sono attualmente molto utilizzati nelle analisi statistiche sul tennis. Si basano sui risultati ottenuti dai giocatori nelle ultime cinquantadue settimane (come il Ranking ATP), ma prendono in esame solo i giocatori che hanno partecipato ad almento dieci tornei. Analizzando la situazione attuale, Novak Djokovic sarebbe il numero 1 anche se venisse utilizzato questo sistema per stabilire le graduatorie ufficiali (come avviene negli scacchi e nel tennis tavolo). Quindi, probabilmente, se i giocatori programmassero la loro stagione sulla base del punteggio ELO, le classifiche non cambierebbero di molto rispetto a quelle stabilite dal computer dell’ATP. Ma è proprio questo il problema: attualmente non è l’ELO Ratings a determinare le classifiche, quindi la programmazione dei tennisti non è basata su questo sistema.

I giocatori d’Élite fanno di tutto per performare al meglio nei grandi tornei, perché sono quelli che assegnano il maggior numero di punti. Al contrario, con l’ELO una partita vinta in una finale di uno Slam vale come una partita vinta nel primo turno di un ATP 250, se l’avversario è lo stesso. Inoltre, con questo sistema alternativo giocare tanti tornei può essere uno svantaggio, perché una sconfitta comporta sempre una riduzione di punteggio. Conviene quindi avere un’ottima percentuale di successo sul totale delle partite disputate, giocando relativamente poco. Al contrario, con il Ranking ATP giocare di più non sarà mai uno svantaggio in termini di punteggio (si può solo migliorare il proprio score). In definitiva, applicare questo sistema in una situazione in cui i giocatori non lo prendono in considerazione, anche dal punto di vista statistico ha poco senso.

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