Il caso Suarez è diventato il caso Danielle Madam: ora insultano lei

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In questo strano Paese succede che si possa passare dal ‘caso Suarez’ al ‘caso Danielle Madam’ in un batter d’occhio. Lui un calciatore uruguaiano milionario che ottiene la cittadinanza italiana in pochi mesi perché deve firmare un contratto in Serie A. Lei è un’atleta di lancio del peso di origini camerunensi che vive in Italia da 16 anni che potrà ricevere la cittadinanza non prima del 2030 e, per lo stesso motivo, non può indossare la maglia azzurra. Calato il sipario sul caso mediatico, denunciato in parte anche da Danielle stessa, a lei sono rimasti gli insulti e una cultura che non riesce ad accettare le persone nella sua stessa condizione.

Danielle Madam, atleta della Bracco Atletica

Il caso Danielle Madam e Luis Suarez

Il 23 settembre 2020, Danielle Madam, cinque volte campionessa italiana di lancio del peso, pubblica un post sul suo profilo Instagram. È uno sfogo contro quella che percepisce, a ragion veduta, come un’ingiustizia. Sulle pagine dei giornali, accanto alle news sul Covid-19, impera il caso del giocatore uruguaiano, Luis Suarez e il dubbio conseguimento dell’esame di italiano, necessario per l’ottenimento della cittadinanza. “Ho sempre sperato di poter indossare la maglia azzurra e per quella avrei dato veramente tutto“, inizia così il post di Danielle. “Sono in Italia da quando ho 7 anni – prosegue – ho fatto tutti i miei studi qui, frequento l’ultimo anno dell’università di Pavia, parlo perfettamente italiano e in atletica grazie ai miei sforzi, ho vinto 5 titoli nazionali e molti titoli regionali”. 

Il caso Luis Suarez era scoppiato da poche ore, da quando il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza ha riscontrato diverse irregolarità nell’esame di certificazione della lingua italiana. Il calciatore avrebbe ricevuto in anticipo gli argomenti dell’esame. Anche il voto sarebbe stato comunicato in anticipo, per una conoscenza solo elementale della lingua. “Questo è davvero troppo! Ci sono extracomunitari di serie A e di serie B – conclude Danielle Madam nel suo post -. Ci sono tanti giovani che come me hanno passato qui la gran parte della loro vita, studiano o lavorano ma sono fantasmi per lo Stato“.

Silvia Salis, eletta dal 2017 nel Consiglio Nazionale del CONI

Lo sport, traino per cambiamento e regole

Le parole di Danielle hanno riacceso la luce sul riconoscimento della cittadinanza italiana ma sono le reazioni a quelle parole, il fatto più drammatico. L’atleta di Pavia, infatti, è stata soggetto di insulti e minacce fin da subito sui social, sfociati poi anche in manifestazioni di disprezzo più dirette. Qualcosa di simile era già avvenuto a Daisy Osakue. Dopo aver subito un’aggressione, la discobola della nazionale ha subito il linciaggio sui social perché di colore. “Chi non è italiano e rivendica dei diritti, spesso subisce anche attacchi personali, non si può più continuare a nascondere il problema”, dice Silvia Salis, Consigliere Nazionale FIDAL e CONI, nonché ex martellista vincitrice di dieci titoli italiani. “Lo sport è più avanti sull’integrazione. Siamo abituati a competere e gareggiare con persone di origini e culture diverse. Lo sport è un ambiente meritocratico e il merito va riconosciuto”.

Nello sport è molto più facile che emergano storie come quelle di Madam e Osake, perché hanno un po’ più di visibilità di altri. Come loro, però, sono migliaia i ragazzi ancora in attesa che venga riconosciuto loro il diritto a chiamare casa il Paese dove sono cresciuti. “Ci deve essere una regola per tutti: non è possibile che un atleta, forte o no, possa avere la cittadinanza mentre altri devono aspettare anni”. Il caso di Danielle Madam è poi particolare. Arrivata in Italia a 7 anni, passa gran parte della sua vita in una casa famiglia, da cui è uscita solo negli ultimi anni. Il tempo trascorso lì, però, non conta al fine del prerequisito di 10 anni di residenza per ottenere il passaporto. “Risolvere questo e altri casi come quello di Madam, è un segno di civiltà – continua Salis. Serve un dialogo tra istituzioni, sportive e politiche, per passare il messaggio: ci sono richieste di diritto che non possono più essere ignorate“.

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