Team pro e team amatoriali, le figure dietro ai player

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I team competitivi negli esport non sono solo ciò che si vede on stage. Dietro le quinte ci immaginiamo i player, un coach a dirigerli poco prima della partita, il proprietario del team di competenza impegnato su Twitter a cantar vittoria prematuramente, e forse qualche mamma o papà a fare il tifo più da vicino. Non è proprio così. In un team competitivo le figure impegnate a far sì che tutto giri alla perfezione sono le stesse o anche più di quelle di una squadra di uno sport qualsiasi. Ne abbiamo parlato live su Twitch, durante una puntata de L’AtleTalk, con chi con l’esport ci lavora. Daniele Stizza, psicologo dello sport, Daniele “Revilvage” Divella, caster ed ex coach, e Simone “AKirA” Trimarchi.

Psicologo e coach, “il player è solo la punta dell’icebeg”

Ciò che costituisce gran parte del successo di un team sono senza ombra di dubbi i player. Come ci racconta Daniele Stizza “Io faccio solo il 3%, il rimanente 97 lo fanno loro“. Ma se quella piccola porzione di una squadra crolla, lo fa anche il resto. Il lavoro di uno psicologo dello sport è applicabile anche agli esport, ci sono un’infinità di studi che testimoniano come in entrambi ci siano delle cose in comune. Il grande contributo che una figura simile riesce a dare è quello della gestione delle emozioni. Da un’errore può nascere la delusione, che va sempre gestita, per evitare casi di burnout. “L’emozione non si toglie, non si può cancellare, ma la percezione della situazione la si può controllare e in qualche modo limitare“.

Revilvage, ex membro del coaching staff di YDN, ci racconta come non esista mai solo un coach. Un team che si rispetti non può prevedere solamente un coach che si occupi di tutto quanto, non sarebbe sufficiente. “Per fare alcuni esempi, esiste un Head coach, esiste un analyst coach, esiste un performance coach, un mental. Il player è solo la punta dell’iceberg, c’è un mondo sotto a tenerlo a galla“. Ognuno di questi coach è fondamentale perché tutta la macchina giri a pieno regime.

I coach sono al centro di ogni team competitivo
“Esistono diversi tipi di coach, dall’head coach all’analyst, dal mental al performance”

Come costruire il tuo team competitivo

Anche partendo dal basso, dove non si può avere questa varietà di ruoli anche per via dell’assenza di budget, un team amatoriale può definirsi team se riesce a far quadrare le meccaniche di una squadra. Allenarsi e comunicare da squadra è ciò che spesso è in grado di rendere un gioco ancora più divertente. Per quanto riguarda l’allenamento, la condotta che Revilvage consiglia di tenere è quella del “non giocare”. “Ti sei allenato, hai fatto le tue ore guardando video, giocando concentrato, correggendo i tuoi errori, adesso basta. Esci, fai altro, stacca“. Gioca poco, ma gioca bene. Un player deve entrare in gara il più concentrato e rilassato possibile, se non ha avuto il tempo per rilassarsi, finirà per esplodere nel giro di poco. “Un’altra cosa che mi sento di dover consigliare è l’umiltà, non bisogna mai sentirsi arrivati“.

La comunicazione è al centro di tutto, proprio per questo è un fattore da non sottovalutare, soprattutto in un team amatoriale. Bisogna stabilire dei ruoli tra giocatori, allenandosi ad affinare la comunicazione tra membri di una squadra. Spesso in un team si crea del white noise, una comunicazione sporca. Questo fenomeno è dovuto dall’eccesso di informazioni inutili, che bisogna imparare a filtrare. Quali sono quindi, per Revilvage e Daniele, i trucchetti per costruire un team coordinato e coeso? L’emozione, perché, come direbbe Revilvage, “l’amore è importante”. Mettere emozione e passione in un progetto è il modo migliore per far sì che sia di successo. “Avere la piena consapevolezza di sé stessi e del ruolo che si occupa“, perché è solo così che si potrà raggiungere l’obiettivo prefissato.

L’AtleTalk è un’appuntamento settimanale, ed è live ogni martedì e giovedì sera, sul canale Twitch di Atleta League.

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