Centravanti o falso nove? Come è cambiato il ruolo dell’attaccante nel calcio moderno

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Centravanti o falso nove? Questo è uno dei grandi interrogativi del calcio moderno. Da sempre il ruolo più attenzionato è quello dell’attaccante. D’altronde chi segna attira più degli altri, e allo stesso tempo apre dibattiti. Negli anni questo ruolo è cambiato radicalmente, sostituito, in molti contesti, da un falso nove di movimento. La carenza di prime punte di ruolo ha portato molti allenatori a sperimentare nuove soluzioni, affidandosi ad un finto numero 9 che si muove nello spazio. Una tendenza che stiamo vendendo anche al Mondiale in Qatar, dove molte nazionali stanno facendo a meno della prima punta tradizionale.

Firmino e Klopp
Firmino e Klopp

Sempre meno centravanti: anche le big utilizzano il falso nove

Se analizziamo il Mondiale in Qatar, notiamo come molte nazionali stiano tentando di farne a meno per dare meno punti di riferimento. L’esempio principale è quello della Spagna che ha iniziato il girone col tridente ‘leggero’ (Olmo, Asensio e Ferran Torres) senza un vero centravanti di ruolo. Luis Enrique, però, in alcuni momenti della partita è ricorso ad Alvaro Morata. Una scelta che ha portato i suoi frutti, almeno fino all’eliminazione agli ottavi contro il Marocco. Anche la Germania, in assenza di un bomber di razza, ha scelto di utilizzare Havertz come falso nove, uomo di raccordo tra centrocampo e attacco. Una mossa azzeccata solo in parte.

E’ anche vero, però, che ad oggi, chi gode di un centravanti di ruolo, parte avvantaggiato: il Brasile con Richarlison, l’Inghilterra con Kane, la Francia con Giroud. Bomber che hanno messo il loro timbro in questo Mondiale, dimostrando come il peso di un attaccante tradizionale sia decisivo anche nel calcio moderno. I grandi numeri 9, però, stanno diventando sempre meno. Se pensiamo all’ultima generazione di cannonieri, oggi appare evidente la carenza di attaccanti del calibro di Klose, Ibrahimovic, Higuain, Suarez, Falcao, Benzema, Lewandowski. Andando indietro a Batistuta, Crespo, Inzaghi, Toni, Vieri, Van Nistelrooy. Rapaci dell’area di rigore che hanno marchiato la loro epoca a suon di gol. Oggi gli allenatori hanno sempre meno giocatori a disposizione con queste caratteristiche e ricercano nuove soluzioni, spesso innovative, ma non sempre efficaci.

Guardiola e l’intuizione su Messi: il falso nove che prende forma

Lo spartiacque tra il centravanti e il falso nove porta il nome di Pep Guardiola. In un Real Madrid-Barcellona del 2009, l’allenatore spagnolo decise di invertire le posizioni di Eto’o e Messi, dando alla ‘Pulce’ il ruolo di finto numero 9. Pep convocò Messi il giorno prima nel suo studio, per illustrargli la sua intuizione tattica per vincere il ‘Clasico’. Il giorno dopo Leo sembrò pienamente a suo agio dopo pochi minuti e tutto funzionò alla perfezione. Il Barça travolse i blancos 6-2 al Bernabeu e da quel momento la novità tattica di Guardiola divenne una vera e propria rivoluzione. Così come la sua celebre frase: “Il mio centravanti è lo spazio”.

In Premier League ha trasferito i suoi concetti al Manchester City, fin quando ha deciso di tornare alle origini con una prima punta di ruolo. Erling Haaland ha sradicato il concetto di falso nove di Pep e, alla luce dei suoi numeri, anche un rivoluzionario come Guardiola è dovuto tornare sui suoi passi. In realtà, però, l’utilizzo del falso nove non nasce con lui. Già l’austriaco Matthias Sindelar interpretò in maniera originale il ruolo dell’attaccante. Secondo molti, il padre del falso nove, però, è Nandor Hidegkuti, una delle stelle della Grande Ungheria che travolse 6-3 l’Inghilterra a Wembley nel 1953. Ala destra impiegata in posizione centrale con l’abilità di attaccare lo spazio.

Totti e Spalletti
Totti e Spalletti

Da Totti a Firmino: le diverse interpretazioni del falso nove

La tendenza a modificare il ruolo del centravanti tradizionale, deriva dalla volontà degli allenatori di attaccare lo spazio con le mezze ali, dando fluidità di gioco, senza punti di riferimento per gli avversari. E’ altrettanto vero, però, che deriva anche dalla carenza di grandi attaccanti d’area di rigore che porta a dover trovare sistemi alternativi. In Italia il pioniere è Luciano Spalletti che nel 2005 decise di impiegare un fantasista come Francesco Totti nel ruolo di falso nove. Con i suoi movimenti, lasciava libera la zona centra, garantendo gli inserimenti di giocatori come Perrotta e Taddei. Il dieci giallorosso ha rivoluzionato il suo gioco, diventando un bomber implacabile, capace di vincere la Scapa d’Oro nel 2007 con 26 gol in Serie A.

Un altro che ha rivoluzionato il ruolo è Jurgen Klopp. Per anni nel suo Liverpool ha plasmato Roberto Firmino. Il brasiliano iniziava l’azione offensiva da una posizione larga sulla fascia destra. In fase di non possesso scalava sulla linea dei centrocampisti, lasciando lo spazio centrale agli scatti fulminei di Salah e Mané. Un’intuizione che ha fatto le fortune dei Reds sia in Premier che in Champions League. Anche Klopp, però, è tornato alle origini, affidandosi ad una prima punta classica come Darwin Nunez, seppur giocatore mobile e dinamico.

Mertens e Sarri
Mertens e Sarri (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Tornando all’Italia, dopo Spalletti c’è stato un altro toscano che ha sperimentato l’utilizzo del finto numero 9. Si tratta di Maurizio Sarri che, di fatto, ha inventato un nuovo ruolo a Dries Mertens. Il belga si è trasformato in un centravanti con l’istinto del killer. Una prima punta atipica, capace di diventare il miglior marcatore all-time nella storia del Napoli. Gli esempi sono tanti, così come le interpretazioni che gli allenatori hanno dato e che rendono il ruolo del centravanti un esperimento in continuo cambiamento. Che sia nove o falso nove, ciò che conta davvero, in fin dei conti, è l’efficacia abbinata al talento. Due fattori che determinano il destino di un attaccante.

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