Billie Jean: la rivoluzione dentro e fuori il campo da tennis

Ultime notizie

Giochi Olimpici invernali: riflettori su Pellegrino e De Fabiani

I Giochi Olimpici invernali si avvicinano e l'Italia sogna...

Il nuovo Futsal visto con gli occhi del D.G. Bontempi

Il Mercoledì a L’Atleta è sinonimo di futsal. Questa...

Mirco Casassa, la locura di un portiere di futsal

Come ogni mercoledì, Futsal Arena porta gli ospiti e...

VALORANT: il nuovo titolo competitivo targato Riot games.

Agent's Range Italia è la nuova realtà che ospita...

Share

Classe 1943 Billie Jean King è considerata la regina indiscussa del tennis con la vittoria di 12 Slam in singolare, oltre 16 di doppio femminile e 11 di misto. Nel torneo di Wimbledon ha collezionato ben 6 vittorie ai Championship, dal 1966 al 1975. Dal ’67 al ’74 sono 4 le vittorie al singolare nello Slam US Open non lasciando imbattuti, nel frattempo, rispettivamente, i campi dell’Australia nel 1968 e di Roland Garros nel 1972. Se questi numeri in campo ci impressionano va sottolineato che è fuori dal campo che Billie Jean è davvero rivoluzionaria.

Billie Jean e la rivoluzione di genere

Billie Jean nel 1972 fu la prima atleta nel mondo del tennis (maschile e femminile) ad essere nominata Sports Illustrated Sportsman, un titolo che viene assegnato allo sportivo le cui performance meglio incarnano lo spirito leale (e la bravura) che lo sport richiede. Questo avveniva mentre il mondo femminista era in fervore nella lotta per la parità di genere. In Europa gruppi di femministe, a volte giovani studentesse con lo spirito sessantottino, si battevano, scendendo in piazza o occupando università, per ottenere i diritti e libertà. La libertà di divorziare, quella di abortire, quella di assumere pillole anticoncezionali. Si combatteva per cambiare una mentalità, quella della società patriarcale. E’ proprio nello stesso anno che Simone de Beauvoir, scrittrice de Il secondo sesso (1949), infiammando Bruxelles quando al Congresso Femminista Europeo si espresse in toni perentori e spregiudicati riguardo il problema della libertà femminile.

Questa minuscola digressione storica ci disegna il contesto in cui Billie Jean, acquisendo un titolo mai dato prima ad un’atleta donna, divenne un po’ il simbolo di una rivoluzione, e perché no di una vittoria. Ma non è finita qui. La Jean è stata anche la prima donna ad ammettere apertamente di aver intrattenuto una storia omosessuale. A questo riguardo, degna di nota è anche la sua partecipazione nell’educazione sessuale e nel suo appoggio alla divulgazione di filmati educativi che trasmettessero consapevolezza e accettazione dell’omosessualità nel bambino. Per questo ottenne un riconoscimento grazie al suo impegno dal Gay And Lesbian Alliance Against Defamation; un’organizzazione nata per ridurre la discriminazione contro le persone gay, lesbiche e bisessuali. Una visionaria (per l’epoca) dedita alla libertà, anche quella sessuale.

billie jean

Scontro di genere nel tennis

La personalità eccentrica e rivoluzionaria che era Billie Jean ci inquadra per bene quella che sarà anche la donna ricordata per aver battuto il grande Robert Riggs nella storica battaglia dei sessi avvenuta il 20 settembre 1973. Questo singolare scontro fu davvero un evento di risonanza sociale ancora prima che sportiva. Certo a battersi erano due campioni, quindi per gli amanti dello sport era una partita imperdibile, ma la società aspettava con famelica curiosità di vedere, in senno ai terremoti sociali di cui si parlava, se il riscatto femminile si concretizzasse o meno. D’altronde lo sport è uno specchio sociale. Tutto nacque dalla voglia di rivalsa di un grande del tennis come Bobby Riggs che non accettava di appendere la racchetta al chiodo.

Egli voleva dimostrare a sé stesso che la sua partita migliore doveva ancora essere giocata e che non era tempo di stare dietro le quinte. Questa dimostrazione certamente non poteva darsela giocando contro le nuove stelle del tennis, la differenza d’età avrebbe compromesso per ovvie ragioni la sua vittoria. Decise così di battersi con una donna. Non una qualunque, ça va sans dire. Lo propose alle due campionesse dell’epoca Margaret Court e Billie Jean King. Mentre quest’ultima rifiutò categorica con un “Non abbiamo niente da guadagnarci”, La Court accettò e venne battuta. Billie Jean da eroina dell’equità sociale quale era, capì solo dopo la sconfitta della Court che quella partita era qualcosa di più. In barba alla vanagloria di Riggs appena lo venne a sapere non ebbe dubbi: cancellò il suo volo per Honolulu e giocò contro Bobby Riggs.

billie jean

La rivalsa femminile firmata Billie Jean

Per Margaret Court quella partita fu uno scontro tra sportivi, tra due persone che cercano la gloria e pensano di averla in tasca. Uno scontro sportivo che come tale viene vissuto, così come la conseguente sconfitta. La Court è una donna di famiglia, fedele seguace di una chiesa protestante, poco interessata alle battaglie femminili. Per Billie Jean, invece quello scontro era la partita della vita. La partita che avrebbe dato senso e seguito a tutte le sue battaglie fuori dal campo. Fondò la Women’s Tennis Association di cui fu primo presidente e con i suoi guadagni aprì nuove strade all’emancipazione, battendosi per la parità di salario tra uomini e donne nel tennis.
Perciò, mentre Riggs fomentava l’attesa del match con frasi maschiliste che denotavano le sue manie di protagonismo, lei era impegnata in queste lotte, come lo era sempre stata.

La risonanza mediatica fu enorme in quanto l’evento divenne una vera e propria scommessa popolare. Più di 30.000 spettatori si radunarono all’Astrodome di Houston, in Texas. Riggs si presentò con una giacca da Sugar Daddy giallo canarino a bordo di un risciò trainato da sexy ragazze. La Jean non fu da meno: arrivò in carrozza vestita da Cleopatra seguita dalla squadra di Football dell’Università di Houston. Una colorata parata carnevalesca che terminò con il buio negli occhi di Bobby. La sfida si concluse in tre set su cinque, con la vittoria schiacciante 6-4, 6-3, 6-3 di Billie Jean. Riggs si congratulò ma poco dopo chiese la rivincita. “Non c’è altro da dimostrare” disse Billie. Effettivamente era stato dimostrato tutto, fuori e dentro il campo.

spot_img