Austin Reaves, il ragazzo di campagna si è preso l’NBA

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È il giocatore più decisivo dell’ultimo mese in casa Lakers. Dopo un periodo di ambientamento, Austin Reaves sta facendo faville in NBA. Dalla fattoria di famiglia tra allevamenti e bestiame, ai parquet del ‘grande basket americano’. Il ‘ragazzo di campagna’ si ispira a Kobe e vuole confermarsi a Los Angeles.

Austin Reaves NBA
Austin Reaves nella fattoria di famiglia, in mezzo al bestiame (fonte LosAngelestime)

Voglio giocare in NBA. Ma sei serio? ‘Hillbilly Reaves’ dalla fattoria ai Lakers di LeBron

Newark, minuscolo paesino di 1000 abitanti nello stato dell’Arkansas. Lì si conoscono tutti, panettiere, postino, macellaio e la famiglia Reaves. Papà Brian e mamma Nicole hanno una fattoria. Allevamento di bestiame, coltivazione e ‘prodotti campagnoli’. Per entrambi un passato di rilievo nel basket universitario, poi scelgono la vita in campagna. In quella location rurale è nato Austin, insieme al fratello Spencer. Innamorati della pallacanestro, mostrano subito di saperci fare, ma la concorrenza nella ‘campagnola Newark’, per misurarsi, è pressoché assente. Per intenderci, il piccolo Austin studia in un Liceo di soli 52 alunni e nel basket è il migliore della scuola. E grazie al cappero, verrebbe da dire. Nonostante la mancanza di avversari validi, il ragazzo vuole provare a sfondare nella pallacanestro. Si iscrive all’Istituto Cedar Ridge, dove ha una media punti pazzesca (in una partita ne mise a segno 73). Dopo il diploma, vuole continuare con il basket e va all’Università di Wichita State Shockers, che milita nel campionato NCAA.

Qui, ha problemi di ambientamento. Lo stacco campagna-americana e approdo in Città, sono difficili. Non riesce ad esprimersi al meglio in campo. Cambia College e va al Sooners Oklahoma. Lì esplode a suon di giocate strabilianti. Nonostante ottime prestazioni, non viene considerato un possibile player NBA, anche per via della sua malformazione alle spalle. Troppi infortuni in giovane età, allora decide di operarsi e correggere il difetto congenito. Dopo qualche mese, torna sul parquet e dà ancora prova del suo talento. Siamo arrivati al 2021 e tra estati passate in campagna ad aiutare i suoi con il bestiame, Austin si presenta al Draft, ma nessuna squadra NBA lo vuole. Viene scartato. E lui che fa? Si dispera? Macché, trova un manager e gli dice: “Voglio giocare in NBA”. “Ma sei serio?!” gli risponde. Alla fine avrà ragione. Dopo qualche prova, riesce a strappare un ‘contratto temporaneo’ con i Lakers. Ora sta strbiliando tutti.

Austin Reaves NBA
Austin Reaves slalomeggia tra due giocatori dei Dallas (fonte Marca)

Il factotum di Los Angeles, Austin Reaves ha conquistato l’NBA

Austin Reaves, il ragazzo di campagna venuto dalla sperduta Newark, è il giocatore più decisivo dei Los Angeles Lakers nel mese di marzo ed uno dei più acclamati in NBA. Le statistiche parlano da sole. Nelle ultime 6 partite, ha messo a segno 118 punti. Uno score impressionante, considerato che Austin è il ‘sixth man’. Non gioca titolare, ma, quando coach Ham ha bisogno di ribaltare il match, sceglie sempre lui. Parte spesso dalla panchina, indossando al meglio i panni del ‘game-changer’. Questa è la sua indole, sfruttare al meglio le occasioni e afferrare tutto quello che gli spetta. La sua giovane vita è stata una continua rincorsa verso il grande sogno. Anche quando la malformazione congenita lo stava per bloccare, lui non ha mollato. Il primo difficile anno in NCAA gli aveva tarpato lei ali, ma lui non si è arreso. Rimboccate le maniche, ha mostrato a tutti le sue potenzialità.

Al Draft era stato scartato, eppure Austin credeva ancora nel suo obbiettivo. Ora vuole prendersi tutto, anche entrando dalla panchina. Il suo idolo è il compianto Kobe, uno che del lavoro quotidiano e della dedizione ne ha fatti un dogma. L’etica dell’impegno e della perseveranza, Austin, le ha prese proprio dal ‘black mamba’ e con i Lakers vuole, anche solo in parte, ripercorre la sua immensa storia. A vederlo giocare, capisci subito che Reaves è uno di quei cestisti venuti dal basso, dalla gavetta, che si è fatto da solo giorno dopo giorno. Non ha un talento innato, non eccelle in niente, ma sa fare benissimo tutto. Insomma è un factotum del basket, un tuttofare con una eccelsa comprensione del gioco e dell’andamento della partita. Il classe ’98 è prezioso come pochi in campo sia a livello di posizionamento che di impostazione, in più è migliorato molto in fase realizzativa. I Lakers lo sanno ed infatti a Los Angeles già si parla per lui di un contratto milionario.

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