L’apnea e la sfida agli abissi

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Il richiamo del mare e dei fondali, la voglia di tuffarsi e arrivare sempre più giù sono gli stimoli principali per chi pratica l’apnea. Il record è un metro più giù, mentre il cronometro corre, la pressione sale, la luce del sole è sempre più lontana. Un regno pericoloso e buio ma che nasconde una bellezza sconosciuta a noi, abitanti di superficie. Come ogni reame che si rispetti, anche gli abissi hanno una loro regina e, guarda un po’, parla italiano. Alessia Zecchini sta agli abissi come Federica Pellegrini sta alle vasche olimpiche.

apnea
Un’apneista in risalita

L’apnea: non basta tenere il respiro

Ok, basta fare paragoni scontati; anche perché tra quello che avviene in superficie e quello che succede in profondità, le differenze sono abissali (e scusate il gioco di parole). Le regole del gioco, infatti, cambiano drasticamente: mentre un nuotatore di superficie nuota contro il tempo, quello di profondità nuota contro lo spazio. Lì sotto non conta quanto poco tempo impieghi per percorrere una data distanza ma proprio la distanza che riesci a percorrere nel tempo che i tuoi polmoni ti consentono di stare in apnea. 

Per farvi un’idea, basta pensare che il record mondiale di Federica Pellegrini sui 200 metri è di 1:52.98: Alessia Zecchini può percorrere (quasi) la stessa distanza in circa tre minuti e venti secondi, nuotando (quindi consumando energie), senza pinne o attrezzi e senza mai prendere fiato. È un nuoto lento, certo, ma vederla scivolare sul fondo della vasca con movimenti minimi, calibrati, studiati e allenati giorno dopo giorno è un’emozione che vale la pena vivere. Se è vero che le sirene non esistono, questo ci va molto vicino.

apnea dinamica
Apnea dinamica con monopinna

Le discipline dell’apnea

Come nel nuoto di superficie, anche quello subacqueo ha diverse discipline: apnea statica, apnea dinamica e apnea profonda. La prima è forse una disciplina più mentale che fisica. L’apneista, infatti, deve immergersi in acqua senza attrezzi (ad esclusione della muta) e riemergere il più tardi possibile. È l’unica tra le discipline di nuoto subacqueo in cui l’atleta lotta contro il cronometro per portare la lancetta un secondo avanti rispetto all’avversario. 

A differenza della precedente, l’apnea dinamica si svolge esclusivamente in vasca. Le gare si suddividono tra con e senza pinne e gli atleti devono percorrere la maggior distanza possibile nuotando senza prendere fiato. Quando si parla di subacquea, però, la mente va subito alle profondità marine: il mare blu che sfuma al nero, il sole sconfitto dall’acqua, la pressione e le creature oceaniche. È quì che si svolgono le gare di apnea profonda in cui a indicare la strada degli atleti c’è solo un cavo che scende giù per centinaia di metri. Anche quì le specialità sono variabili e si passa da quelle con zavorre e sistemi di risalita, a quelle in cui l’atleta ha solo le proprie forze e i propri polmoni su cui contare.

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Alessia Zecchini dopo aver infranto il record mondiale in apnea dinamica senza attrezzi (193,01mt)

La preparazione di un’apneista

Oltre ad allenare il corpo – ci dice proprio Zecchini – la maggior parte della preparazione che seguiamo è mentale: la vera sfida è con se stessi e con la propria mente”. Non è un modo di dire o una bella frase. Stare a 100 metri di profondità in apnea, vuol dire che l’unica cosa a cui devi pensare è controllare il proprio corpo. “Basta un pensiero esterno per variare il battito cardiaco, aprire la glottide e far andare l’aria nei polmoni e non te lo puoi permettere“. Anche per questo, l’attenzione all’incolumità dell’atleta è massima e negli anni sono stati molti gli accorgimenti aggiunti ai regolamenti per evitare gli incidenti più gravi.

Gli atleti dichiarano, ad esempio, il loro obiettivo di profondità prima delle gara, in modo da preparare gli operatori e gli ufficiali di gara. Alla riemersione gli atleti devono eseguire un protocollo di sicurezza per accertare i giudici del loro stato fisico. Oggi, le attività sportive di apnea in Italia sono regolamentate dalla FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee) che si muove all’interno delle attività internazionali gestite dal CMAS e riconosciute dal CIO. Nonostante una salda storia sportiva alle spalle e un movimento in continua crescita a livello internazionale, gli sport subacquei non hanno ancora ricevuto il riconoscimento olimpico. Non ci saranno a Tokyo 2020 ma dovrebbero essere inseriti negli sport dimostrativi (fuori dal medagliere) di Parigi 2024. I giochi francesi potrebbero essere l’apripista al definitivo riconoscimento dell’apnea per LA 2028. 

Tutto sommato, è dall’acqua che veniamo e gli oceani sono stati il nostro primo habitat. Un ecosistema, quello marino, sempre più fragile e minacciato proprio dalle attività dell’uomo. Tornare al mare, riscoprire le profondità, studiarle, conoscerle, difenderle: lo sport può fare tanto per sensibilizzare l’opinione pubblica e l’apnea non è da meno. Chi ama questo sport ama la natura in cui (letteralmente) si immerge.

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