Circoli romani anacronistici e discriminatori, l'”Io non posso entrare” delle donne

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Lo statuto datato 1892 parla chiaro: i soci effettivi del circolo Aniene, 1500 in tutto, possono essere i soli maschi maggiorenni. Le donne possono essere ospiti in qualità di figlie di o mogli di, oppure socie onorarie per meriti sportivi. Ce ne sono soltanto 5. Uno statuto di 130 anni fa, riscritto e riconfermato però nel 2019

Aniene: quando la tradizione è arretratezza

Il diritto di voto c’è ma non si vede al Circolo Canottieri Aniene. Il regolamento del circolo infatti prevede che le donne né possono votare né possono essere votate. Per entrare come ospiti, inoltre, possono farlo soltanto in qualità di moglie di o figlia di.
Sconvolgente, discriminatorio e anche un po’ anacronistico.
Non si tratta di femminismo o di voler attaccare per questioni politiche, si tratta di essere a contatto coi tempi che viviamo, di non creare strappi con l’evoluzione, e infine anche di pretendere che una struttura importante per Roma come l’Aniene non abbia un handicap del genere.
I circoli sono da sempre terreno fertile per fare affari e per parlare di business e che alla luce di questi fatti resti un luogo maschile, non è coerente coi tempi.
La suddivisione di uomini e donne dove i primi restano a fumare e a bere Scotch mentre le donne si occupano dei bambini oppure possono solo godersi relax e benessere, nel mio immaginario la colloco a una scena del Titanic, insomma una storia del 1912.
Eppure quello Statuto del 1892 che impone regole in cui la parità di genere non c’è, è ancora in vigore. Una questione di tradizione.

La tradizione, insieme alle questioni logistiche, è una delle spiegazioni fornite. La tradizione è importante certo, quando non diventa arretratezza. E in questo caso lo è diventata. Inutile poi chiamarlo retaggio del passato, come se poi questo passato vada sempre rispettato più del presente, perché lo statuto è stato riscritto e confermato nel 2019. E non solo. Al Nuovo Circolo degli Scacchi il divieto femminile è stato messo al voto a dicembre scorso, mica nel 1892. Insomma quasi tutti i circoli di Roma includono un “Io non posso entrare” per le donne. Si come quei cartelli affissi fuori gli alimentari o i tabacchi rivolti ai cani. Raccontarla così fa più effetto, sembra troppo distante da quello che realmente avviene, invece è molto fedele alla realtà di questi circoli. Circoli come L’antico Tiro al Volo, Nuovo Circolo degli Scacchi, Il Circolo della Caccia, che temono minacciata la loro identità.

Le reazioni

Nessuno dice o fa niente. Comprese le donne. Federica Pellegrini, una delle socie onorarie, ha detto “non è giusto cercare il pelo nell’uovo. Per meriti sportivi o speciali una donna può entrare”.
Reazione deludente, che legittima una società in cui gli uomini non hanno nulla da dimostrare per assumere un ruolo mentre le donne devo giustificare o dare prova di meritare una posizione. Ma allora in un mondo in cui i ruoli dirigenziali vengono occupati più da uomini che da donne, nello sport o altrove, questi regolamenti sono davvero così incoerenti? In un mondo in cui le donne sostengono la causa dell’Aniene perché in quanto circolo privato può farlo, perché ci stupiamo di queste dinamiche?
Si parla di emancipazione e poi, le donne hanno la vita più dura e non assumono ruoli dirigenziali nel lavoro, vengono maltrattate in famiglia, devono aver paura di tornare a casa di sera in luoghi isolati. In questo calvario dorato in cui poi la pillola viene indorata dalle quote rosa, che offendono ancora di più il genere femminile, la scelta di mantenere lo statuto, forse non è troppo distaccata dalla realtà. Eppure ci sconvolge. Certo perché mentre la società non cambia, o cambia poco, ad essere cambiate sono proprio le donne.

Valentina Vezzali, sottosegretaria di Stato con delega allo Sport, ha definito questo scempio come inaccettabile. “Lo sport è un motore di partecipazione globale, non si concilia con recinti ed esclusive che limitano la partecipazione femminile”.
Rimane difficile credere che non verrà fatto niente, la Vezzali auspica ad un cambiamento nel breve, in un mondo in cui la cosa che sembra premere di più è l’inclusione. Non è l’unica reazione avversa dal mondo dello sport. Carolina Morace ha detto che è una questione di cultura ed educazione “siamo un paese che non si evolve”, così come Antonella Bellutti candidata nel 2020 al Coni che ha dichiarato: “Se fossi una socia restituirei la tessera”.

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